Parte del Focus "Politiche, progetti, pratiche educative e organizzative per l’inclusione sociale"
a cura di Carmen Giannino
Dipartimento di Architettura/Università degli Studi Roma Tre
Negli ultimi decenni, le ordinanze di “decoro urbano” e “antibivacco”, sommate ai provvedimenti antiterrorismo, hanno favorito la trasformazione del centro storico di Roma in uno spazio musealizzato: non più un luogo da abitare, ma uno spazio instagrammabile, ovvero da fotografare e condividere sui social perché visivamente accattivante e capace di suscitare interesse e interazioni online spesso velocemente, dopo aver percorso una lunga fila e pagato un salato biglietto. Questa metamorfosi ha inciso profondamente sulla vita dei residenti, costretti a confrontarsi con una città che privilegia la rappresentazione estetica rispetto all’uso sociale e culturale quotidiano degli spazi pubblici, trasformando le piazze, le vie e persino i cortili interni in scenografie pensate più per l’occhio del turista e del follower digitale che per la comunità locale. L’effetto è una percezione di esclusività e spettacolarizzazione che separa chi abita il centro da chi lo visita, modificando radicalmente la fruizione dello spazio urbano e il senso di appartenenza collettiva.
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