Parte del Servizio "Accessibilità universale, integrare inclusione, vitalità e benessere"
a cura di Iginio Rossi
Cerpa Italia Onlus
La città è spesso concepita come neutra e uguale per tutti, ma in realtà è costruita su ruoli predeterminati (di genere e generazione), categorizzazioni discriminanti e logiche economico-finanziarie che la trasformano in merce. Per raggiungere equità, benessere, accessibilità, inclusione e partecipazione, la città dovrebbe essere pensata come organismo della relazione e della cura, capace di sostenere la vita di chiunque. Non si tratta di ’utenti’, ma di abitanti, singolarità in continua evoluzione, e non di categorie, ma di intersezionalità. Ogni persona vive in relazione con spazio, tempo, oggetti e altri, esercitando autonomia e autodeterminazione nella scelta di dove, come e con chi vivere. Una città vitale è curiosa, creativa, dinamica, operosa, efficiente ed efficace, perché capace di interrogarsi su chi abita, cosa fa, dove, come, quando e perché. Non serve pensare luoghi ’protesici’ per esigenze ’speciali’: ogni soluzione abitativa è protesica e può essere progettata per includere la variabilità umana senza etichette.
Bomprezzi F. (1999), La contea dei ruotanti, Il Prato, Padova.
Foucault M. (1967), Le parole e le cose. Un’archeologia delle scienze umane, Rizzoli, Milano.
Muxì Z., Belingardi C., Pesce F. (2023), Linee Guida per Progetti Inclusivi da un punto di vista di Genere, Progetto Gender Gap Reduction in Urban Projects in Bologna (Italy), Comune di Bologna, Banca europea per gli investimenti, OCA Global Consulting and Technical Advisory Services SLU [https://www.comune.bologna.it/mypor....