Urbanistica INFORMAZIONI

“Aggressive entrepreneurialism”

Intervista a Paul Jones, Lecturer, Department of Sociology, University of Liverpool

La Capitale Europea della Cultura del 2008 è un punto di partenza per la percezione della città?
Credo che la Capitale della Cultura sia stata una pietra miliare per l’economia locale di Liverpool. È stata un’opportunità per l’autorità locale per trasformare la percezione esteriore della città. Non ha riguardato tanto il “ri-disegno”, come per altri casi di Capitale, quanto il “ri-posizionamento” della città come luogo attraente per investimenti, flussi turistici. Credo che la Capitale abbia rappresentato uno sforzo consapevole di rompere col passato. Liverpool è stata un esempio paradigmatico di espansione durante il XIX secolo, quando era un’importante città mercantile. Storicamente la sua ricchezza non derivava tanto dal settore manifatturiero, quanto dai commerci, dalle connessioni con luoghi lontani. Nel XX secolo questo modello economico è andato in forte declino e le aree urbane intorno al waterfront sono andate in declino. Così a partire dall’ultima parte del XX secolo, sono state progettate varie strategie di rigenerazione per fermare il declino e incoraggiare la crescita. Questo è il contesto nel quale la Capitale diventa una delle strategie per fermare il declino economico e incoraggiare tipologie diverse di crescita economica. Un momento cruciale, poco prima dell’aggiudicazione dell’evento, è stato nel 1996 il cambiamento dell’amministrazione locale, con l’ascesa dei Liberal-Democratici. Questa nuova amministrazione ha adottato un modello imprenditoriale di governo, spendendo molta energia nell’attrarre investimenti privati; posizionando Liverpool come una città dove gli affari possono fiorire ed una destinazione attraente per i turisti; commissionando la redazione di un importante documento, lo Strategic Regeneration Framework (2000), in cui è emersa per la prima volta l’idea ospitare l’evento.
La Capitale della Cultura ha aiutato a costruire consenso intorno alle strategie di rigenerazione?
La Capitale ha costruito consenso in almeno due modi importanti: prima di tutto, attraverso il rafforzamento delle istituzioni e degli attori locali; in secondo luogo, attraverso il coinvolgimento e la partecipazione delle comunità locali. Uno dei punti cruciali per valutare l’efficacia reale di questi meccanismi di coinvolgimento, ha coinciso proprio con la capacità di rappresentazione degli interessi delle comunità. Gli eventi principali hanno avuto molto successo, hanno risollevato l’orgoglio cittadino. Si potrebbero mettere in discussione invece gli investimenti attratti grazie all’evento, che hanno condotto in gran parte alla privatizzazione e commercializzazione degli spazi pubblici. La più grande delle trasformazioni, lo shopping centre “Liverpool 1”, anche se non direttamente connesso all’evento, ne è stato uno dei risultati. Questa trasformazione è consistita nella concessione al settore privato di una porzione consistente di aree urbane centrali per almeno 150 anni. Questo tipo di manovra ha reso difficile parlare di partecipazione nel lungo periodo e fa parte, a mio parere, di un insieme di mosse politiche contraddittorie.
Che valore ha l’insieme delle scelte di rigenerazione del centro città?
Tipicamente la rigenerazione è una risposta a problemi di declino urbano. Lo sfondo per le strategie di rigenerazione di Liverpool coincide in generale con la diminuzione della popolazione. La popolazione di Liverpool è diminuita di circa 10.000 persone l’anno tra il 1979 e il 1997-1998. Oggi in effetti sta crescendo di nuovo, ma resta il problema della carenza di domanda di nuovo housing; la questione è che tipo di popolazione cresce: gli appartamenti del centro città sono stati progettati per attrarre giovani professionisti. L’ambizione era attrarre nuove tipologie di lavoratori in città, perché l’economia locale si regge in maniera sproporzionata sul settore pubblico e questo tipo di lavoro non attrae il tipo di persone in grado di comprare le tipologie residenziali realizzate in centro. Per questo motivo l’espansione di quel tipo di insediamenti residenziali mi sembra una strategia piuttosto rischiosa; ovviamente è stata guidata dal settore privato, non c’è stato investimento di denaro pubblico, ma senza dubbio questo denaro poteva essere usato per interventi più sostenibili!
La rigenerazione di Liverpool è guidata ancora dal settore privato. Come mai non si riesce a cambiare direzione?
Per molto tempo la strategia economica cittadina è stata un modello aggressivo e imprenditoriale e le autorità locali si sono focalizzate sull’attrarre capitali. C’è una zona circolare, giusto intorno al waterfront, che poteva essere sfruttata meglio. Le autorità locali hanno inseguito apertamente l’interesse privato, cercando di incoraggiarli ad investire lì. Questo ha prodotto una svendita di spazi urbani, passati dal controllo pubblico a quello privato. Personalmente, ritengo che la realizzazione di Liverpool Waters come estensione di quella politica, sia una forma di governance imprenditoriale molto aggressiva. Liverpool Waters è un progetto particolarmente insostenibile, poiché di fatto propone un raddoppio degli esistenti spazi residenziali del centro città!
Questo modello così aggressivo, si differenzia anche da altri esempi britannici, come le Olimpiadi di Londra ad esempio.
Liverpool è un caso particolarmente estremo di una strategia imprenditoriale di rigenerazione. La città ha un distretto culturale incredibile, che riflette una storia affascinante di vibrazioni, di flussi mercantili, di connessioni con posti lontani. La rigenerazione urbana è sempre caratterizzata da una rivalorizzazione della storia, lavora sulle risorse culturali e storiche. Questa è una delle contraddizioni nel modello che Liverpool ha inseguito e continua ad inseguire. Liverpool ha una zona iscritta nel Patrimonio Urbano Mondiale dell’Unesco. Eppure l’Unesco ha messo la città sotto osservazione proprio a causa dei progetti proposti per il waterfront, che ne compromettono il patrimonio esistente.
I primi progetti di rigenerazione degli anni ’80 erano più sostenibili di quelli odierni?
Quel modello di rigenerazione non è stato costruito dal governo locale, ma dal governo conservatore centrale che istituì la prima Urban Development Corporation per rigenerare il waterfront e riposizionare Liverpool come città con cui poter fare affari, una destinazione desiderabile per il turismo. Liverpool è stata un test per le politiche di rigenerazione, prendendo in prestito il modello Baltimora di riposizionamento del patrimonio culturale, ma anche di trasferimento delle aree dal pubblico al privato. Un atto importante è stato il Local Government, Planning and Land Act (1980), che ha dato potere al governo locale di espropriare le proprietà che non erano utilizzate con profitto, per rivenderle a privati per usi più redditizi. David Harvey, il geografo, si riferisce a questo momento come al momento in cui il governo locale viene coinvolto nella vendita di “luoghi”, non più di proprietà, riposizionando simbolicamente la città. Questo conduce alla trasformazione dell’Albert Dock e all’International Garden Festival (1985).
Liverpool non tiene conto del moderno paradigma del riciclo urbano. Questa situazione è rischiosa per l’opinione locale?
È importante ricordare che Liverpool rimane una città estremamente povera, come lo è stata in quasi tutta la sua storia; al momento qui ci sono 6 delle 10 aree più povere del Regno Unito; quindi, attrarre lavoro e investimenti è uno dei principali scopi per il governo locale. Mi sento però di sollevare la questione della sostenibilità di questo modello: che tipo di lavoro e di ricchezza si sta creando. Il modello rappresentato da Liverpool Waters, basato su un’economia a cascata, francamente non funziona: la ricchezza non produce ricadute a cascata!
Ad esempio la realizzazione di Liverpool 1 ha creato lavoro, ma solo nel settore di vendita al dettaglio, un lavoro, quindi, abbastanza instabile. Credo che queste questioni siano totalmente assenti dal dibattito politico, c’è consenso intorno a un modello di sviluppo molto aggressivo.
Quale area cittadina credi sia cambiata più fortemente, in maniera positiva o negativa, nelle ultime decadi?
Una trasformazione di gran successo è stata quella della Stazione di Lime Street. La rigenerazione è sempre molto attenta alla prima impressione di una città, a ciò che vedi la prima volta che arrivi con un treno o in un aeroporto. A Liverpool, il cosiddetto quartiere dei musei, un insieme di edifici pubblici neo-classici, sono stati costruiti nel XIX secolo per impressionare coloro che scendevano dai treni. Uno dei maggiori progetti dopo la Capitale è consistito nell’apertura dello spazio intorno alla Stazione di Lime Street. Ci sono altre aree nel centro città che sono state riconfigurate come opportunità per investimenti, ma nel contesto di crisi economica i privati non stanno investendo così tanto soldi in questi progetti come 10-15 anni fa.
Qual è la situazione al di fuori del centro della città?
Il contesto ampio al di fuori del centro città è stato interessato dagli stessi tipi di progetti che hanno cercato di abbellire le vie di ingresso alla città: questo ha condotto all’acquisto e alla demolizione di molte case intorno alle direttrici viarie dirette al centro. Questi progetti riflettono sempre il tentativo di riposizionare la città, ma sono anche sforzi concreti per attrarre investimenti. Tornando alla questione della partecipazione e del ruolo di attori pubblici differenti nell’economia e nella re-invenzione di Liverpool, si può dire che questi progetti hanno avuto forti implicazioni sulle comunità.
Continuando con questo tipo di azioni, che tipo di futuro dovrà affrontare Liverpool?
C’è un progetto di ricerca molto interessante sugli investimenti privati, ma è difficile ottenere informazioni perché sono dati sensibili per il mercato: certamente ci sono grandi quantità di appartamenti invenduti nel centro città. Credo che stiamo progettando spazi insicuri, connessi a un mercato volatile, ad investimenti di speculazione e disinvestimenti. La rigenerazione è spesso considerata come la risposta al declino delle città, ma la strategia cercata ha creato solo altre volatilità, nuove crisi. Liverpool per esempio ha in campo tanti progetti che si svilupperanno nel lungo periodo: se si prende ad esempio la ri-progettazione di un’area da parte di un privato, proprietario per 250 anni, anche se la trasformazione ha avuto successo, la maggior parte della ricchezza sarà andata nel settore privato. Certo questo è il modo in cui le città funzionano da sempre, ma Liverpool ha seguito questo modello di privatizzazione degli spazi pubblici in un modo particolarmente deciso. In 200 anni ci potrebbe essere una conversazione come quella che stiamo avendo ora in cui si dirà ‘cos’è accaduto nel 2013? Perché hanno dato tutte le aree ai privati?’ Questi sono i problemi e le questioni che noi dovremmo affrontare come membri del mondo accademico, e anche come politici.

Data di pubblicazione: 29 ottobre 2013