Urbanistica INFORMAZIONI

Descrizione del Piano

Il Pit Campi Flegrei rappresenta una delle esperienze d’eccellenza in termini di programmazione, partecipazione e realizzazione in Campania. Esso rappresenta uno dei più unitari e coerenti progetti di nuovo sviluppo che ha visto realizzati 100 interventi: tutti integrati, tutti completati o in via di completamento. Molti di essi rappresentano esempi di best practice di livello europeo come il percorso archeologico di Rione Terra, il recupero della cattedrale di Pozzuoli avvenuto attraverso un innovativo concorso internazionale di progettazione, il castello di Baia - che con le sue 54 sale è diventato uno dei maggiori musei archeologici del nostro Paese-, lo stadio di Antonino Pio. Ma sono state tante e qualificate le attività ricettive che si sono potute realizzare con il cofinanziamento regionale del Pit, dal potenziamento delle infrastrutture civili alla qualificazione del tessuto imprenditoriale, soprattutto nel campo dei servizi, del turismo e dell’artigianato.
Il Pit Grande Attrattore Culturale, ha assunto come motto “Re-tour nei Campi Flegrei”, una chiara evocazione del tour dei viaggiatori del Settecento ma anche la prefigurazione di uno scenario a cui tendere volto alla realizzare di uno straordinario itinerario archeologico, architettonico e paesaggistico che sia motore per la crescita del sistema culturale, ricettivo e produttivo dell’area flegrea. Azioni strategiche per raggiungere lo scopo sono quelle per il restauro, la riqualificazione e la valorizzazione di alcuni dei grandi poli di visita (Pozzuoli, Baia, Miseno, Monte di Procida, Fusaro, Cuma, Lago d’Averno, Quarto), per il miglioramento della conoscenza del patrimonio materiale e immateriale del territorio e, infine, per lo sviluppo dell’imprenditoria locale con il potenziamento del sistema ricettivo, dell’artigianato tradizionale, del restauro e dei servizi turistici.
Il progetto di Pit punta alla riconversione dell’attuale, inadeguato, modello di sviluppo territoriale dei Campi Flegrei, imperniato sul turismo giornaliero metropolitano, balneare e dello svago” attraverso:

  1. il restauro e la valorizzazione del Patrimonio archeologico, culturale e naturale flegreo.
  2. la realizzazione di una innovativa “infrastrutturazione culturale” capace di attrarre flussi turistici nazionali ed internazionali: un “Grande Itinerario di visita” (Retour), fisicamente percorribile e fruibile in 4 giorni – secondo il modello innovativo dello Slow Tour – che raccorderà in maniera integrata e affascinante, (attraverso percorsi pedonali,sentieri natura, piste ciclabili, grotte e percorsi ipogei, trekking subacqueo), le grandiose emergenze archeologiche, naturali e paesistiche ed i grandi poli di visita turistico culturali (Rione Terra, Pozzuoli, Baia, Miseno, Fusaro, Cuma etc..), da sempre conosciuti, amati e studiati in ambito nazionale e internazionale (Grand Voyage) ma attualmente sparsi frammentariamente nel territorio e non adeguatamente valorizzati.
  3. la realizzazione di un sistema di iniziative ed eventi, capaci di accompagnare lo sviluppo del sistema culturale dell’area e promuovere la nuova immagine del Territorio.
  4. la riconversione e l’ulteriore sviluppo sostenibile del sistema turistico, ricettivo e produttivo locale in chiave strettamente collegata al grande patrimonio culturale e naturale esistente.

Superando i tradizionali antagonismi che spesso distinguono l’attività istituzionale, nell’ambito dell’Accordo di Programma, le Soprintendenze e gli Enti locali interessati hanno saputo associare il recupero di punti notevoli, come nel caso del Tempio di Serapide o della casina vanvitelliana sul Fusaro, alla valorizzazione dei contesti culturali ed ambientali di riferimento. Gli interventi di recupero e valorizzazione riguardanti ampie porzioni del territorio storico comprese nel Parco Archeologico del lago di Averno e della grotta di Cocceio, nel Parco archeologico subacqueo di Baia, nel Parco Archeologico di Cuma, nell’area del castello aragonese di Baia, siano stati progressivamente integrati, attraverso l’azione svolta dal Tavolo di Concertazione, con il sentiero archeologico, naturalistico e paesistico del Parco monumentale di Baia, la riqualificazione dell’arenile di Baia, le passeggiate naturalistiche a Monte di Procida, stabilendo “le linee” significative di un nuovo itinerario di fruizione turistica, fisicamente percorribile. Approvato lo Statuto, l’Ente Parco ha immediatamente attivato le risorse finanziarie messe a disposizione dalla Misura 1.9 del Por proponendo una serie di numerosi progetti materiali ed immateriali capaci di coniugare la dimensione culturale del territorio con quella ambientale e naturalistica. Sono entrate così a far parte dell’articolato itinerario di fruizione dei Campi Flegrei l’Oasi di Montenuovo, la Foresta demaniale di Licola, i Fondi di Baia, il Parco monumentale di Baia, il Promontorio di Capo Misero con il Santuario degli uccelli, il costone tufaceo lungo la marina di Torrefumo a Monte di Procida. Nell’ambito dei propri compiti istituzionali, l’Ente Parco ha consolidato l’approccio integrato caratteristico. Il percorso del Progetto Integrato è stato rafforzato da una serie di azioni immateriali che hanno contribuito nel tempo a far conoscere diffusamente il Pit, i suoi obiettivi ed i suoi contenuti ed a consolidarne la condivisione della strategia, tra i cittadini, nelle scuole, nel sistema associativo e con le piccole imprese flegree. La nascita di un distretto culturale, obiettivo di lunga scadenza, passa anche attraverso il disvelamento ed il rafforzamento di questo tessuto di soggetti, protagonisti dello sviluppo locale spesso trasparenti, dispersi, ma ricchi di creatività e di quelle energie propositive fondamentali per alimentare quel processo di crescita collettiva che è alla base della nascita di un distretto.
Nella definizione della strategia di intervento del PI-Gac “Campi Flegrei”, la concentrazione degli interventi e la concertazione istituzionale e socioeconomica hanno rappresentato elementi fortemente innovativi, tanto da poter sostenere che questo PI ha introdotto un modello innovativo di governance attraverso sia la creazione di un Tavolo di Concertazione [*], caratterizzato da una forte partecipazione del territorio alla programmazione degli interventi, che da una positiva integrazione delle azioni che sono state “pensate” in una logica sistemica e funzionale al conseguimento dell’Idea Forza. Le istituzioni locali, che, già nella fase di programmazione, sono state chiamate a svolgere un ruolo da co-protagonista nel processo di sviluppo del territorio, sono passate, così, dalle tradizionali attribuzioni caratterizzate da forti aspetti burocratici, al nuovo impegno di collaborazione e progettazione dell’innovazione. Allo stesso modo cittadini e stakeholders sono stati sollecitati a svolgere un ruolo attivo e partecipe al processo di attuazione del PI. Per facilitare questo percorso di transizione dal vecchio al nuovo modello di governance - oltre a dare rilevanza ai fattori economici dello sviluppo e ad adottare nuovi strumenti di attuazione delle politiche territoriali – si è ritenuto indispensabile intervenire con azioni mirate anche sui fattori immateriali che concorrono allo sviluppo di un territorio: le risorse umane e la loro capacità di attuare l’innovazione. Raccogliere informazioni e dati sui diversi processi e fenomeni attivi nell’area flegrea, utilizzare strumenti ad hoc per la loro analisi e diffusione, accrescere il livello di conoscenza delle persone e delle organizzazioni presenti sul territorio e utilizzare questa opportunità nella ricerca di strategie per lo sviluppo, sono stati gli obiettivi che il Tavolo di Concertazione ha programmato e che si è prefissato di conseguire attraverso l’attuazione di progetti immateriali.
Sono stati, così, attuati progetti finalizzati a raccogliere informazioni e dati sui diversi processi e fenomeni attivi sul territorio, ad utilizzare strumenti per la loro analisi e diffusione (Ricerca-Azione, Animazione e sensibilizzazione), a formare/informare i dipendenti delle pubbliche amministrazioni locali (Aggiornamento professionale per addetti della amministrazione locale), a formare lo staff manageriale pubblico e privato che, una volta terminate le azioni di restauro e miglioramento programmate nell’ambito del PI-Gac “Campi Flegrei”, dovrà occuparsi, con modalità diverse, della gestione del Grande Itinerario di visita Re-Tour (La.Pis), ad aggiornare/acquisire le competenze degli addetti al settore dei Beni Culturali (formazione professionale), a informare e sensibilizzare i cittadini (azione presente in tutti i progetti immateriali).

I numeri del Pit {JPEG}

Le azioni di animazione territoriale della Misura 3.19 sono state avviate sin dal 2003 con l’esperienza pionieristica del progetto ArteAscuola che più di recente, diversamente articolato, è stato realizzato anche in altri territori dei Grandi Attrattori Culturali, mentre le azioni di formazione e di aggiornamento professionale, partite successivamente, sono state attuate nel corso degli ultimi anni e tra queste in particolare il progetto di Aggiornamento professionale per addetti alla P.A. locale ed il progetto La.Pis (Laboratorio del Progetto Integrato di sviluppo) che hanno svolto il delicato compito di documentare la realizzazione delle altre due Misure e di traghettare il territorio flegreo dall’esperienza della prima programmazione Por alle prime azioni della nuova programmazione 2007- 2013.
I risultati di quanto si è fatto saranno pienamente misurabili nel tempo ma intanto, da quanto si è finora realizzato, dagli approcci e dagli strumenti con cui si è intervenuti per sensibilizzare il territorio e per “formare” i giovani inoccupati e gli addetti ai lavori scaturiscono alcune riflessioni di cui bisogna e bisognerà tener conto per continuare ad operare in modo proficuo. In accordo con le più recenti correnti di pensiero sullo sviluppo economico e sulle politiche per promuoverlo, i Pit hanno avuto il merito soprattutto di dare particolare attenzione al territorio, alla cultura in esso prevalente, alle conoscenze locali trasmesse nel tempo, alle risorse materiali e immateriali presenti.
Sicuramente ha rappresentato un vantaggio nella costruzione del piano di sviluppo il chiaro carattere multidisciplinare e il superamento della contrapposizione tra sviluppo dall’alto o dal basso, trainato dal mercato o dall’intervento dello Stato. L’esperienza ha mostrato che nello sviluppo economico è essenziale l’apporto della popolazione interessata, che deve sentirsi protagonista del proprio benessere economico e sociale. Il ruolo dello Stato deve orientarsi ad individuare quelle economie esterne e quei possibili vantaggi derivanti da una collaborazione tra gli attori, tanto locali che non, senza però sostituirsi ai privati come accadeva nel passato, ossia svolgendo funzioni che non gli sono proprie.
Ma non dimentichiamo il forte legame dei Pit con i Patti territoriali che hanno rappresentato negli anni novanta una prima embrionale esperienza di pianificazione dello sviluppo costruita attraverso l’individuazione di aree geografiche dove le economie di agglomerazione e la flessibilità produttiva derivante dalla capacità di collaborazione delle imprese, grazie al sistema di rapporti sociali (capitale sociale) ed all’azione favorevole delle istituzioni locali politiche, economiche e finanziarie, erano individuate come i fattori base per lo sviluppo. I Pit sono stati considerati come una possibilità di continuare tale programmazione negoziata, anche se essi sono confezionati rielaborando più tradizionali tecniche di analisi e di pianificazione attraverso la costruzione di un programma di sviluppo più efficiente in quanto più integrato e multisettoriale.

Le dimensioni del Pit

La superficie territoriale complessiva dell’area dei Campi Flegrei è di circa 75 kmq di cui il 61% urbanizzato. I quattro Comuni componenti il Pit hanno una popolazione di quasi 163.000 abitanti con una densità media di 2.478 ab/kmq.

JPEG

La dinamica occupazionale è piuttosto negativa come dimostrano i valori del tasso di disoccupazione e del tasso di occupazione.
I comuni costieri di quest’area hanno costituito, in passato, una delle più grandi aree di localizzazione industriale del Paese. Le maggiori industrie italiane, dall’Olivetti alla Pirelli, dall’Italsider all’Alenia, hanno costruito stabilimenti, collocandoli tra Bagnoli e Bacoli, che hanno modificato profondamente sia l’assetto urbanistico dell’area, sia la sua situazione socioeconomica.
La lunga fase di presenza industriale, oltre cento anni, ha condotto ad esiti divergenti per quanto riguarda la diffusione produttiva e la cultura del lavoro; la presenza industriale, infatti, ha generato effetti importanti, dando luogo ad una notevole concentrazione di saperi e professionalità.
I dati dei censimenti confermano però la perdita ormai avvenuta della specializzazione industriale dell’area.
I risultati di quanto si è fatto saranno pienamente misurabili nel tempo ma intanto, da quanto si è finora realizzato, dagli approcci e dagli strumenti con cui si è intervenuti per sensibilizzare il territorio e per “formare” i giovani inoccupati e gli addetti ai lavori scaturiscono alcune riflessioni di cui bisogna e bisognerà tener conto per continuare ad operare in modo proficuo.

Leggi di riferimento {JPEG}

In accordo con le più recenti correnti di pensiero sullo sviluppo economico e sulle politiche per promuoverlo, i Pit hanno avuto il merito soprattutto di dare particolare attenzione al territorio, alla cultura in esso prevalente, alle conoscenze locali trasmesse nel tempo, alle risorse materiali e immateriali presenti. Sicuramente ha rappresentato un vantaggio nella costruzione del piano di sviluppo il chiaro carattere multidisciplinare e il superamento della contrapposizione tra sviluppo dall’alto o dal basso, trainato dal mercato o dall’intervento dello Stato. L’esperienza ha mostrato che nello sviluppo economico è essenziale l’apporto della popolazione interessata, che deve sentirsi protagonista del proprio benessere economico e sociale. Il ruolo dello Stato deve orientarsi ad individuare quelle economie esterne e quei possibili vantaggi derivanti da una collaborazione tra gli attori, tanto locali che non, senza però sostituirsi ai privati come accadeva nel passato, ossia svolgendo funzioni che non gli sono proprie. Ma non dimentichiamo il forte legame dei Pit con i Patti territoriali che hanno rappresentato negli anni novanta una prima embrionale esperienza di pianificazione dello sviluppo costruita attraverso l’individuazione di aree geografiche dove le economie di agglomerazione e la flessibilità produttiva derivante dalla capacità di collaborazione delle imprese, grazie al sistema di rapporti sociali (capitale sociale) ed all’azione favorevole delle istituzioni locali politiche, economiche e finanziarie, erano individuate come i fattori base per lo sviluppo. I Pit sono stati considerati come una possibilità di continuare tale programmazione negoziata, anche se essi sono confezionati rielaborando più tradizionali tecniche di analisi e di pianificazione attraverso la costruzione di un programma di sviluppo più efficiente in quanto più integrato e multisettoriale.

[*Il tavolo di Concertazione è composto dalla Regione Campania – Assessorato al Turismo ed ai Beni Culturali, dalla Provincia di Napoli, dalla Direzione Regionale per i Beni e le Attività Culturali, dalla Sovrintendenza per i Beni Archeologici delle Provincie di Napoli e Caserta, dalla Sovrintendenza per i BBP PSAE di Napoli e Provincia, dalla Sovrintendenza Speciale Polo Mussale Napoletano, dal Presidente Giunta regionale Campania – delegato all’attuazione L. 80/84, dal Parco dei Campi Flegrei (dal febbraio 2005), dal Commissario per l’attuazione L 80/84, dall’Azienda Autonoma Cura Soggiorno e Turismo di Pozzuoli, dai Comuni di Bacoli, Monte di Procida, Pozzuoli, Quarto. Il progetto è approvato con Dgr n. 710 del: 20/02/2003. Responsabile regionale è Francesco Escalona, attualmente presidente del Parco Regionale dei Campi Flegrei.

Data di pubblicazione: 6 aprile 2011