Urbanistica INFORMAZIONI

Un urbanista ‘laico’

Parte del Servizio "Ricordo di Elio Piroddi"
a cura di Piero Properzi

Pierluigi Properzi

Inu Abruzzo e Molise, Responsabile Scientifico Rapporto dal Territorio Inu

Abstract

Elio Piroddi si distingue per una personalità poliedrica e una laicità austera, rara in un contesto urbanistico spesso ideologizzato. La sua urbanistica privilegia la progettazione dello spazio rispetto alla mera regolazione, ricomponendo legami tra razionalità del piano e qualità del progetto urbano. Inserendosi in una tradizione progettuale aquilana, Piroddi ha promosso un approccio tipo-morfologico e storico alla città, fondato sulla mediazione tra diritti patrimoniali e di cittadinanza. Attraverso manuali come L’Aquila e 20 città a confronto, ha consolidato sia la riflessione teorica sia la costruzione di una rete nazionale di ricerca. In un contesto contemporaneo di crisi della razionalità pianificatoria, la sua lezione rimane cruciale: la laicità del piano, la terzietà della conoscenza, l’attenzione alle armature urbane e la centralità del progetto come strumento di mediazione costituiscono elementi fondamentali per una pianificazione democratica e responsabile.

Una personalità poliedrica, come del resto molti altri urbanisti. Quello che unificava e caratterizzava questa sua personalità era una laicità “austera”, non particolarmente diffusa in un mondo disciplinare retorico e ideologico. Questa chiave di lettura consente di comprendere il suo particolare modo di insegnare e progettare. Un’urbanistica distante da quella regolativa, per molto tempo prevalente, e più interessata a ricomporre i nessi tra razionalità del piano e progetto dello spazio che a trasformare in indici e parametri la zonizzazione funzionale. In questo senso la sua ricerca e in particolare quella sulla forma del Piano si colloca in una tradizione progettuale che, da F. Gorio a M. Vittorini, ha avuto ad Aquila sino ad oggi una dimensione particolarmente fertile. Io stesso mi considero parte di questa famiglia di urbanisti “laici” che hanno individuato nel progetto dello spazio un momento di mediazione tra diritti patrimoniali e diritti di cittadinanza, sottraendoli alla rigidità degli schieramenti ideologici a sostegno dei diversi blocchi politici.
L’urbanistica italiana è stata per lungo tempo fortemente caratterizzata dalla definizione che Bottai dà dell’urbanistica nel 1937, al primo convegno dell’Istituto nazionale di urbanistica: “l’Urbanistica è un portato della politica”, che ha prodotto esiti anche negativi separando urbanisti “buoni” ed urbanisti “cattivi”. Il merito di Elio Piroddi è stato quello di aver sottratto il suo insegnamento da questo schema “facile” ed aver riaperto alla dimensione progettuale un percorso di ricerca ricomponendo tradizioni minoritarie e in qualche caso emarginate: l’analisi tipomorfologica, l’approccio storico alla città, la valutazione di una razionale della scelta.
Di questa posizione cognitivo-progettuale sono stati significativi momenti le pubblicazioni di L’Aquila nelle Storie delle città italiane (Clementi e Piroddi 1986), che è stata occasione di una felice collaborazione e base di una duratura amicizia, e soprattutto il terzo volume del manuale di urbanistica 20 città a confronto (Benevolo e Piroddi 2009). La manualistica, del resto, è stata un suo costante campo di interesse nella ricerca delle matrici fondative della disciplina. Una ricerca della razionalità tra storia e progetto. Le due produzioni manualistiche si collegano altresì all’altra componente di Piroddi docente: una capacità di coordinare diversi gruppi di ricercatori nella costruzione di una importante rete nazionale che tuttora mantiene una sua vitalità.
A questo breve ricordo del Piroddi maestro non può non accompagnarsi una riflessione su ciò che ci resta del suo insegnamento in una fase regressiva della disciplina e, più in generale, della razionalità del piano in una mutazione accelerata della sfera pubblica. In uno scenario in cui istituzioni, diritti e condivisione (di un modello di sviluppo) assumono forme regressive, si è resa sempre meno evidente l’utilità del piano e l’incidenza delle sue prassi partecipative, concertative, perequative, determinando una progressiva crisi della natura democratica della pianificazione.
Una riconsiderazione della laicità del piano nell’interpretazione che ne ha dato Piroddi può aiutare nella selezione di alcuni elementi per la definizione di una nuova forma del piano quali: la terzietà della conoscenza, in una interpretazione rawlsiana della stessa (il decisore cieco); l’essenzialità delle armature urbane e territoriali sulle quali misurare la responsabilità dei soggetti pubblici; la dimensione prevalentemente progettuale nella definizione dello spazio pubblico come esito di una mediazione attenta tra diritti patrimoniali e nuovi diritti di cittadinanza. Questi elementi, ancorché in forma embrionale, erano già tutti presenti nella proposta concorsuale per il piano di Crotone, che fu una delle ultime occasioni in cui abbiamo lavorato insieme.

Riferimenti bibliografici

Benevolo L., Piroddi E. (a cura di) (2009), Il nuovo Manuale di Urbanistica. 3° Volume: Lo stato della pianificazione urbana in Italia - 20 città a confronto, Mancosu Editore, Roma.
Clementi A., Piroddi E. (1986), Le città nella storia d’Italia. L’Aquila, Laterza, Bari.

Pubblicato il 20 novembre 2025