Urbanistica INFORMAZIONI

Le ombre di EXPO 2015

Lascito momentaneo di persone, edifici, alberi e arredi vari in un iperluogo temporaneo

Fotografie di Sebastiano Rossi [*]

Le esposizioni universali, è risaputo, sono sempre transitorie anche se alcune sono diventate talmente note da trasmetterci forti suggestioni ancora dopo il loro termine. La durata di questi eventi vetrina, un po’ lunapark, un po’ sagra, è esigua. Cosa possono essere sei mesi relazionati alla vita delle città?
Lo stesso periodo è però più consistente se rapportato alle poche ore di una frequentazione di questo iperluogo, concentrazione degli eccessi. In questa ultima dimensione, l’esperienza del percorso o della permanenza è il dettaglio che ci interessa indagare per comprendere meglio il lascito percettivo di una costruzione effimera e labile che si propone di riaprire il proprio ciclo di vita con nuovi funzionamenti.
Il dopo Expo produrrà nuove sensazioni. Speriamo in continuità con la centralità decentrata all’interno del rigido assetto radiale dell’area milanese, le luci.
Il dopo Expo sarà, auguriamocelo, in discontinuità con ciò che non ha funzionato, le ombre: difficili condizioni di accesso ai padiglioni; sviste dovute alla logica della rincorsa; scarsa identità degli spazi pubblici; prevalenza dell’impostazione parco dei divertimenti; ruolo troppo marginale delle vie d’acqua. Staremo a vedere. Expo chiude il 31 ottobre 2015. Fine.
Nell’importante opera cinematografica Shadows (USA 1959) sulle relazioni sociali John Cassavetes sostiene che i film hanno poca importanza, è la gente che è più importante. Le ombre di Expo 2015 hanno valenze plurime. Sono le ombre prodotte dalle persone che qualificano i percorsi con il loro incessante flusso. Sono anche le ombre prodotte dagli edifici che sono effimeri come le ombre stesse. E ancora, sono le ombre prodotte da lampioni, alberi, tettoie, ecc. che resteranno, forse, anche dopo l’Expo 2015 anche se non c’è un piano di riconversione e questo è l’ombra maggiore.
Nella “caccia” fotografica che abbiamo fatto lungo i percorsi del sito espositivo nell’ultimo mese della sua apertura emerge la riappropriazione di un rinnovato, rilassato, felice, disimpegnato, scanzonato, e si potrebbe proseguire con gli aggettivi, ruolo delle persone nel clima di festa che nasce dallo stare gomito a gomito. Secondo molti osservatori, noi compresi, sembra essere questo il principale effetto magico prodotto dall’esposizione milanese sul territorio.
Le fotografie traducono in segni le percezioni sensoriali dei luoghi. Le ombre portano a terra le forme con i caratteri e i comportamenti degli autori siano essi corpi o volumi. Le ombre rendono concrete le percezioni, diversamente dal Mito della caverna di Platone, in questa osservazione le ombre non sono la mistificazione della realtà ma appaiono come una delle eredità più forte dei sei mesi.

[*Nasce a Milano nel 1983.
Dopo aver conseguito una laurea in comunicazione, lavora per alcuni anni come Art Director.
Durante questo periodo scoprie la passione per la fotografia ed inizia a lavorare come assistente fotografo presso gli studi di Condé Nast a Milano.
Questo gli permette di lavorare con molti famosi fotografi italiani e stranieri.
Allo stesso tempo, diventa l’assistente personale di Maki Galimberti.
Grazie a lui scopre la predilezione per il Ritratto e il Reportage.
Nel 2013 inizia la sua collaborazione con l’agenzia fotografica Sgp Italia.

Data di pubblicazione: 29 ottobre 2015