Urbanistica INFORMAZIONI

La città oltre la crisi

Il nostro Paese sta vivendo oggi una crisi economica particolarmente acuta, insieme a un drastico peggioramento delle condizioni insediative offerte dalle nostre città e dal nostro territorio. In Italia, la crisi economica e la crisi urbana, pur seguendo logiche peculiari e talvolta contrapposte, sembrano il prodotto di uno stesso e più generale declino; sembra quindi giusto affidare l’obiettivo di contrastare questa dinamica recessiva ad una azione comune, che affronti congiuntamente le criticità manifestate dal sistema economico e quelle relative al nostro modello insediativo. In particolare, emerge con particolare evidenza il problema delle risorse con cui contrastare l’insostenibilità e garantire la qualità della città italiana, un problema aggravato dalla crisi economica, la cui portata si sta dilatando nel tempo e apre scenari fino a poco tempo fa inimmaginabili; una crisi che ha ridotto le disponibilità marginali della crescita e, contemporaneamente, ha spinto la politica verso una riduzione della spesa pubblica.
Nel più generale favore che ha accompagnato la presentazione delle tesi che associano la ricerca di una strategia di uscita dalla crisi mondiale a un consistente sviluppo della green economy non è difficile cogliere alcune implicazioni territoriali e specificatamente urbanistiche di qualche interesse. Basti pensare che la prefigurazione di nuove frontiere nel campo del risparmio energetico o della lotta all’inquinamento non rappresenta soltanto un disegno di lungo periodo, in grado cioè di orientare i processi di globalizzazione verso obiettivi più sostenibili, ma punta a definire un differente paradigma, nel quale le politiche di promozione dello sviluppo, e quelle che puntano invece ad un diverso ordine urbano, possono realizzare fertili e inattese sinergie.
Se si adotta questa prospettiva, le politiche per il contenimento del consumo di suolo possono sfuggire a una discussione specialistica sul corretto uso delle risorse o sul tradizionale conflitto tra impieghi agricoli e urbani del territorio, per conquistare una valenza strategica: una maggiore sobrietà dei processi di urbanizzazione o la tendenza a ricompattare la trama urbana esistente non sembrano destinate a contrapporsi frontalmente ai ritmi di una crescita dettata in prevalenza dall’attuale processo di formazione e acquisizione della rendita di carattere essenzialmente finanziario, ma possono far leva su un sistema di valori assai più bilanciato e inclusivo. In questo modo può farsi strada una coalizione di interessi in grado di legare insieme gli obiettivi, che tendono troppo spesso a confliggere, dei produttori della ricchezza nazionale e degli attori delle trasformazioni urbane.
Tra recessione economica e crisi della città esiste uno stretto legame che il governo del territorio può e deve riuscire a infrangere. A tale fine si rendono necessarie strategie di sviluppo e di ripresa che contrastino il ricorso alle consuete pratiche di valorizzazione del territorio e che promuovano, in alternativa, l’adozione di politiche urbane finalizzate a invertire le tendenze alla riduzione degli investimenti nelle dotazioni urbanistiche.
Si prospetta quindi una quarta generazione dell’urbanistica italiana, caratterizzata da una strategia tanto chiara, quanto difficile da mettere in atto, soprattutto per le ingenti risorse finanziarie alle quali deve fare riferimento, che ponga le basi per il superamento di una questione urbana che ha contribuito ad allargare la distanza tra il nostro Paese e il resto dell’Europa. Bisogna porsi il problema fondamentale su quali possano essere gli strumenti e le risorse sulle quali basare un rinnovato governo del territorio: se la legge sui principi generali del governo del territorio, della cui necessità l’INU è sempre convinto, rimane un punto fermo irrinunciabile quanto all’innovazione della forma e delle procedure della pianificazione, l’obiettivo della città sostenibile e quello del contestuale controllo della metropolizzazione del territorio non potranno essere raggiunti senza alcune scelte di politica urbanistica di competenza dello Stato che devono diventare un obiettivo dell’INU per i prossimi anni: ci si riferisce, in particolare, alla mobilità di massa, al contenimento del consumo di suolo affidato prevalentemente alla fiscalità, alla stabilità ed all’equilibrio idrogeologico, ai nuovi diritti di cittadinanza tra i quali preminente quello all’abitazione. Sul tema delle risorse dovrà, invece, essere ripensato un nuovo sistema di fiscalità locale in grado di affrontare le questioni strutturali delle trasformazioni territoriali, in primo luogo quella della ridistribuzione sociale della rendita; senza dimenticare le risorse specifiche che dovranno giungere dalle Regioni in un federalismo ben temperato, per consentire l’attuazione delle stesse leggi regionali di governo del territorio.

Data di pubblicazione: 31 marzo 2011