Urbanistica INFORMAZIONI

Intervista a Raul Daoli, Sindaco di Novellara per due mandati

La pianificazione di un territorio viene sempre progettata sul lungo periodo. Può dirci in che modo il Comune di Novellara ha affrontato i cambiamenti e le sfide che, a partire dalla crisi economica del 2007, hanno investito tutti i settori, ma in particolare quello dell’edilizia?
La pianificazione urbanistica discende da un corpo normativo, riferito a varie fonti nazionali e regionali. Questo complesso tessuto di riferimento, unitamente a una diffusa “macchina amministrativa” organizzata su schemi gerachico-funzionali, ne fanno uno strumento piuttosto lento e rigido, rispetto alla veloce dinamica dei cambiamenti sociali che caratterizzano l’organizzazione umana della vita odierna.
Se da una parte questo quadro di riferimento può rappresentare un elemento di tenuta e garanzia (di uniformità territoriale, di tutela rispetto alle pressioni insediative, alle speculazioni dei gruppi di interesse, ecc), dall’altro non si può pensare di svolgere un buon lavoro (per il territorio, le imprese, i cittadini) utile ai bisogni e alle politiche di sviluppo locale. Ad esempio, il piano strutturale comunale con il quale mi sono trovato a gestire gli ultimi dieci anni, è stato preparata nel corso degli anni Novanta, adottato nel 2003 e approvato (alla fine della mandato del Sindaco di allora) nell’aprile 2004. Successivamente, complici alcuni fattori critici che qui non approfondisco, si è arrivati alla fase attuativa due anni dopo. Insomma, quella società analizzata, stimata, e descritta nelle componenti costitutive della nuova pianificazione, è avvenuta (se è avvenuta) nei 15 anni previsti del Psc, mentre il Psc stesso svolgeva il suo lungo iter di perfezionamento e si attendeva la parte operativa (POC). Di fatto quindici anni, non senza imbarazzi, di un paesaggio urbano che si è costruito con lenti interpretative “corte”, in assenza di pianificazione operativa e con grande debolezza negoziale da parte degli interessi pubblici. Uno degli effetti più evidenti di questo gap temporale (tra Prg e Psc), si è visto in diversi interventi di edificazione nati in terreni di completamento dell’edificato esistente: veri e propri condomini spuntati negli orti delle case. Una delle prime azioni che ho promosso, è stata quella di porre velocemente in campo una strategia di “difesa” e riposizionamento attraverso alcuni “bliz” di variante al Psc (ormai non più adeguato nonostante la recente approvazione) e l’introduzione di nuovi strumenti obiettivo, particolareggiati e finalizzati anche sotto il profilo della perequazione pubblica (piani di riqualificazione urbana, assi attrezzati, interventi di compensazione, schemi di negoziazione, ecc).

Quali sono stati i maggiori elementi di criticità che avete dovuto affrontare nella fase della crisi economica?
A seguito della crisi, che ha arrestato bruscamente il marketing immobiliare, ho visto lo svolgersi di alcuni paradossi speculativi assai complessi da gestire sul profilo politico. Ad esempio, si è verificata un’improvvisa esplosione di richieste di spazi commerciali, una sorta di “effetto discount” che ha interessato vari spazi del territorio. Da una parte gli ambiti produttivi in trasformazione: la sede di “vecchie” fabbriche che il piano aveva incentivato a trasferirsi nelle aree artigianali, attraverso prezzi convenienti nell’acquisto dei nuovi terreni e il “premio” di superficie nella trasformazione del vecchio fabbricato in aree residenziale. Tutte queste APT hanno cominciato a bussare alla porta del Sindaco chiedendo di poter fare un “eco-euro-smart-green- ecc discount con un po’ di alimentare” altrimenti avrebbero chiuso, altrimenti avrebbero lasciato a casa gli operai, ecc. Un altro pressing ha riguardato le aree (vastissime di oltre 350.000 mq) che il Psc del 2004 aveva previsto (?) utili nei quindici a venire. Abbiamo cominciato a vedere delegazioni di investitori per grandi interventi. Mentre questo avveniva, abbiamo avuto altre richieste di ampliamento per nuovi insediamenti produttivi e commerciali direzionali su aree agricole, visto gli elevati prezzi di quelle a piano. Insomma una foresta complessa di interessi e pressioni, che con calma e determinazione abbiamo governato e fatto rientrare (credo) attraverso la riscrittura di nuovi patti territoriali, nuovi schemi perequativi e soprattutto seguendo un innovativo schema a “ground zero consumption” .
Avvallare queste richieste avrebbe significato assistere ad un profondo impoverimento del territorio, da un punto di vista sociale, culturale e ambientale, con il rischio di creare delle aree commerciali, che, nel giro di pochi anni, si sarebbero spopolate e avrebbero chiuso i battenti.
La variante al Psc che abbiamo approvato, dunque, aveva l’obiettivo di riequilibrare questi effetti: abbiamo deciso di ridurre notevolmente le aree a destinazione commerciale, trasformandole ed inserendo numerosi elementi di compensazione ambientale, quali corridoi verdi o impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Il nostro è stato un importante lavoro di pesatura, per far sì che tutte le scelte avessero un impatto zero sul territorio. Abbiamo infine puntato sull’introduzione di elementi di qualità, quali la riqualificazione del centro storico, il piano del colore, il restauro della Rocca dei Gonzaga. Negli ultimi anni infine, in seguito al perdurare della crisi del settore edilizio immobiliare, che ha visto diversi soggetti economici locali (partner dell’Amministrazione Comunale) in gravi difficoltà economiche e finanziarie, abbiamo riprogrammato la tempistica degli interventi, stabilendo un’agenda delle priorità e commisurando la contribuzione degli oneri perequativi alla effettiva tempistica di impresa. Per questo abbiamo dovuto “inventarci” alcuni strumenti convenzionali di “congelamento” dei contratti (ex art.18 l.20/2000 Rer) con proroga dei termini.
L’Emilia è nota anche per le sue eccellenze gastronomiche: può raccontarci come avete operato in questo ambito?
Non abbiamo ovviamente tralasciato aspetti più classici del marketing del territorio, quali l’adesione alla Strada dei vini e dei sapori, la promozione di un prodotto tipico di Novellara, l’anguria, per il quale abbiamo creato il marchio De.Co., per garantirne qualità e provenienza. Anche qui, però, abbiamo voluto lanciare una provocazione: l’Italia è dotata di grandi risorse, non solo di tipo materiale – monumenti, chiese, piazze, musei - , ma anche immateriale: storie, tradizioni, testimonianze.
È da qui che nasce l’idea del “Chiocolato” di Novellara, da una storia che abbiamo ritrovato all’interno dell’epistolario e che, novelli story-teller, abbiamo riscritto: attraverso l’assaggio del cioccolato possiamo raccontare questa storia, suggerire un itinerario di visita, ma anche creare opportunità d’impresa e di sviluppo sul territorio. Attraverso l’accordo con Eataly, presso i cui centri sparsi in tutta Italia è possibile acquistare il Chiocolato di Novellara, questa storia raggiungerà nei prossimi mesi ed anni un pubblico molto ampio, ma anche un pubblico attento, interessato alla storia che raccontiamo, al valore di alcune scelte etiche che stanno dietro a questo progetto. In conclusione posso affermare che il filo conduttore che unisce la progettazione urbanistica, il marketing del nostro territorio e lo sviluppo futuro di Novellara è l’eticità delle scelte, il rispetto per l’ambiente che ci circonda e per coloro che vivono in questa piccola corte emiliana.

Data di pubblicazione: 31 luglio 2014