Urbanistica INFORMAZIONI

Intervista a Ada Lucia De Cesaris, assessore all’Urbanistica del comune di Milano

La decisione di revisionare il Piano di Governo del Territorio, approvato dall’amministrazione Moratti, è l’occasione per modificare rapidamente strategie e scelte che riportano il sistema di pianificazione al centro dei processi per la costruzione di una città pubblica più efficiente. L’intervento assegnerà al caso Milano il ruolo di pilota per la revisione urbanistica regionale e forse anche nazionale? Ada Lucia De Cesaris, assessore all’Urbanistica ed Edilizia privata del capoluogo, illustra i principali intendimenti di governo del territorio non solo comunale.

Una nuova agenda per il futuro di Milano
Il primo atto significativo della Giunta recentemente insediata [*] è stato la scelta di revocare il PGT approvato dalla precedente Amministrazione comunale, ma non pubblicato, per dare spazio alle oltre 4.000 osservazioni che erano state praticamente respinte in blocco. Tornando alla fase delle controdeduzioni l’Amministrazione intende dare spazio alle istanze che reclamavano attenzione e che avevano trovato espressione nei referendum del giugno 2011. Il lavoro di rilettura delle osservazioni è stato svolto facendo riferimento al Documento di Indirizzo Politico per il Governo del Territorio approvato dalla Giunta il 14 ottobre 2011. In esso si trovano indicazioni di quelle che sono le priorità della nuova agenda di governo del territorio milanese, a partire dall’idea della città come bene comune, che si possono sintetizzare in tre dimensioni rilevanti:
La prima è quella ambientale ed energetica, che chiama la città a farsi carico della costruzione di un nuovo e meno dissipativo modello di sviluppo urbano. Inoltre, essa costringe a ripensare il governo della mobilità e della accessibilità della città nelle sue diverse parti, posto che la possibilità di muoversi dentro e fuori la grande regione urbana, utilizzando i mezzi pubblici e quelli privati, quando necessario, muovendosi a piedi e in bicicletta in sicurezza, rappresenta un nuovo e decisivo profilo di cittadinanza per tutte le popolazioni (residenti e non).
La seconda questione è quella sociale e dei servizi, che richiede ai governi urbani innovazioni significative e politiche efficaci per contrastare la crescita delle disuguaglianze non solo tra diverse città o regioni, ma anche all’interno della stessa formazione urbana; è il grande tema posto a livello continentale dalle più recenti politiche della Unione Europea tra “coesione sociale” e “coesione territoriale”.
La terza questione è quella dei confini della città e della sua progressiva dilatazione che pone pressanti questioni ambientali – dal consumo di risorse finite come il suolo, alla gestione delle acque, al controllo delle diverse forme di inquinamento – insieme a rilevanti questioni politiche e di governo. E’ il tema del governo dell’area metropolitana che apre le riflessioni di Ada Lucia De Cesaris .
La questione del governo metropolitano è da tempo uno dei temi più dibattuti e uno dei terreni su cui si sono raccolte le più cocenti sconfitte. Oggi, se non altro, è abbastanza condivisa l’opinione che il governo dell’area metropolitana non possa semplicemente trovare applicazione e coincidere con la creazione di una nuova istituzione. Il che apre però il problema della definizione dei confini e quello dei temi di competenza della dimensione metropolitana. Queste, unite ad altre di natura esclusivamente politica, le ragioni che hanno rimandato così a lungo la definizione della città metropolitana, lasciando sostanzialmente alla buona volontà degli amministratori la soluzione di problemi che travalicano i confini dei comuni. Ciò non toglie però che nel concreto non si sia potuto lavorare in termini metropolitani. In questo senso la nostra Amministrazione ha fatto proprio un metodo metropolitano, una disposizione alla cooperazione che comporta lavorare quanto più possibile di concerto con le amministrazioni contermini, aprire i propri confini creando tavoli condivisi su tutti i temi che possono giovare a una trattazione allargata, lasciare sempre aperta la possibilità di includere altri comuni in accordi e protocolli rilevanti. Penso agli incontri fatti sul PGT, al tavolo sul PTCP, al lavoro in corso sul Parco della Media Valle del Lambro o al costituendo Distretto Agricolo Milanese. Si tratta di occasioni concrete che vedono e vedranno l’amministrazione milanese sedersi con i propri vicini a trovare soluzioni concrete a problemi reali, ma anche a progettare disegni condivisi del territorio, senza attendersi che la nascita della città metropolitana sia la panacea di tutti i mali, ma semmai preparando il terreno perché questa sia operativa fin dal suo avvio.

Milano è caratterizzata da una vasta complessità di tematiche. L’intervento sul PGT è stato guidato da alcune questioni generali, innanzitutto quella della costruzione della città pubblica. Come si pensa di agire a fronte di tale problematica?
Obiettivo primario sarà il rafforzamento delle dotazioni pubbliche della città, attraverso la rivisitazione del Piano dei Servizi, rispondendo ai bisogni emersi dalle domande localizzate, salvaguardando i servizi esistenti (con particolare riferimento alle dotazioni eccellenti) e potenziando la disponibilità pubblica di aree, servizi e attrezzature collettive.
Ulteriore incremento della città collettiva avverrà con l’incremento delle dotazioni pubbliche negli ambiti di trasformazione, con l’aumento delle quote di cessione per verde e servizi, la definizione di priorità e di prestazioni specifiche e contestualizzate del progetto pubblico, il condizionamento delle trasformazioni in relazione alla sostenibilità infrastrutturale e ambientale, ecc..
Obiettivo prioritario sarà anche il potenziamento della residenza sociale, ridefinendo gli equilibri tra le differenti forme di canone, cercando di massimizzare l’affitto e in particolare la quota a canone sociale, nonché introducendo correttivi che rendano effettive previsioni che ad oggi non potrebbero avere riscontri concreti, in particolare garantendo la disponibilità nelle trasformazioni delle aree su cui realizzare l’edilizia sociale, con attenzione all’integrazione urbanistica e tipologica degli interventi nelle trasformazioni urbane programmate.

Con quali politiche e secondo quali priorità ritiene di affrontare il tema del rilancio della qualità urbana?
È questo il secondo obiettivo che compone l’idea progettuale per Milano. È orientato alla valorizzazione della città esistente e alla revisione degli obiettivi di crescita. Il fine è quello di recuperare una dimensione di concreta ed effettiva fattibilità delle trasformazioni, che superi le attuali previsioni, di fatto astratte e inattuabili, attraverso l’individuazione di densità che siano compatibili con la città e i suoi tessuti urbani. Accanto a una valutazione più attenta delle densità e della dimensione degli interventi, si procederà a una revisione delle regole di trasformazione della città consolidata, in particolare attraverso la rettifica dei meccanismi attuativi del piano, al fine di recuperare strumenti che permettano un maggiore controllo urbanistico e morfologico, una più accentuata salvaguardia del tessuto storico e una puntuale verifica delle ricadute pubbliche e sociali.

La macrotematica della sostenibilità ambientale racchiude quelle più specifiche che attengono la rete della mobilità, l’attenzione alle problematiche energetiche, il contenimento del consumo di suolo. Come sono declinati tali temi nella revisione del Piano in corso?
La sostenibilità ambientale è il terzo grande obiettivo che definisce le strategie del Piano. Questo disegno si traduce nel miglioramento della mobilità urbana, con particolare attenzione al potenziamento del trasporto pubblico e all’incremento di forme di mobilità dolce e in sicurezza e a basso impatto ambientale. In particolare, si opererà per rivedere la rete infrastrutturale di progetto definita sia dal Documento di Piano che dal Piano dei Servizi, le regole per la dotazione di sosta contenute nel Piano dei Servizi, il principio di densificazione legato all’accessibilità alle stazioni della rete metropolitana e gli indirizzi per gli Ambiti di trasformazione contenuti nel Documento di Piano;
La strategia della nostra revisione rivolge una forte attenzione anche alle prestazioni ambientali in ordine al risparmio energetico degli edifici, alla loro durata nel tempo, alla riqualificazione del patrimonio esistente, rivedendo ove possibile le regole incentivanti, attraverso la distinzione tra requisiti obbligatori minimi e fattori premianti, e provando ad allargare le prestazioni energetiche anche ad altre prestazioni ambientali com’è, per esempio, il tema delle superfici degli spazi aperti e il loro trattamento).

Sul tema delle risorse molti indicano che dovrà essere ripensato un nuovo sistema di fiscalità locale in grado di affrontare le questioni strutturali delle trasformazioni territoriali per consentire la costruzione della città pubblica e continuare a garantire standard e servizi. Quali sono i suoi orientamenti e le azioni che andrete ad intraprendere?
Premettendo che oggi i comuni non hanno competenza diretta in materia fiscale, nel nuovo piano abbiamo cercato di introdurre alcune misure che consentano di rafforzare l’intervento nel settore del sostegno all’abitazione, riconsiderando il rapporto tra edilizia libera ed edilizia sociale, prevedendo la cessione di aree, in modo da costituire un patrimonio pubblico, senza che questo influisca sul conto economico degli operatori e prevedendo per loro la possibilità di trovare la combinazione più adeguata di edilizia sociale da realizzare o monetizzare, confluendo in un fondo tematico per l’Edilizia Residenziale Sociale.

In che misura la ridefinizione del ruolo e dell’identità di Milano condiziona le scelte che orientano la riforma del governo urbanistico e la gestione della città e quali sono le immagini paradigmatiche che sintetizzano tali orientamenti?
La Milano che abbiamo immaginato con questa Amministrazione è una città più vivibile, più respirabile, più trasparente, più aperta, inclusiva e accogliente, tutte dimensioni che non possono non condizionare le scelte urbanistiche a partire dalla disponibilità a riconsiderare le 4.765 osservazioni presentate al PGT e recepire le indicazioni dei referendum dello scorso giugno.

Quale rilevanza è riconosciuta alla partecipazione nella costruzione delle scelte di governo della città?
La decisione di revocare il PGT e tornare alla fase delle controdeduzioni è stata la prima di una serie di aperture concrete alla partecipazione, anche al di là degli obblighi normativi. Mentre era in corso il lavoro di rilettura delle osservazioni, abbiamo incontrato la città in gran parte delle sue espressioni, dalle rappresentanze di categoria, dalle associazioni al singolo cittadino, andando nelle zone e ascoltando lunghe serie di istanze inevase. Ove possibile sono state accolte già nel lavoro di controdeduzione, altre ci serviranno nella gestione futura del PGT. Ogni giorno incontriamo e rispondiamo a segnalazioni e richieste dei cittadini, con cui riteniamo fondamentale mantenere un costante dialogo aperto, che, al di là di ogni populismo, significa riconoscersi in una concezione alta della politica, come assunzione di corresponsabilità nella gestione del territorio.

[*L’intervista è stata svolta il 15 febbraio 2012.

Data di pubblicazione: 26 giugno 2012