Urbanistica INFORMAZIONI

Dieci anni di governo della Puglia. Un bilancio

Non tecnica ma politica

Il territorio è un bene comune che se tutelato, curato e messo in valore, può aprire inesplorate possibilità per lo sviluppo regionale, oltre che migliorare la qualità dell’ambiente di vita delle popolazioni pugliesi. E le politiche di governo del territorio, se indirizzate verso obiettivi di interesse pubblico e opportunamente rinnovate nei contenuti e negli strumenti, possono aiutare a fornire risposte adeguate alle domande sociali di alloggi a costi accessibili, di spazi pubblici di qualità, di verde e servizi, di mobilità sicura e confortevole, di fruizione del patrimonio culturale e ambientale.
Queste idee hanno guidato il nostro impegno amministrativo nei cinque anni del primo mandato, dal 2005 al 2010, con delega all’assetto del territorio e delle politiche abitative, cui si sono aggiunti i beni culturali e le aree protette dal 2010 e l’incarico di vicepresidente dal marzo 2013.
E’ bene innanzi tutto chiarire che i risultati conseguiti non si devono a una “professionista prestata alla politica”. I miei dieci anni nella giunta Vendola si fondano su una profonda condivisione politica. Sono stata coinvolta quale assessora esterna non per le mie competenze tecniche, secondo una visione che ritiene che per garantire governabilità nella turbolenta situazione italiana occorra indossare i panni del tecnocrate o, peggio, affidarsi a un efficientismo manageriale capace superare le difficoltà decisionali della politica. Al contrario, sono stata chiamata per cercare di restituire centralità politica al governo del territorio in una regione nella quale si era affermata un’ideologia della deregulation che aveva non solo tradito le promesse di soluzione dei problemi economici e sociali aggravando disuguaglianze e disagi, ma anche arrecato danni all’ambiente e al territorio.
E mi preme anche chiarire che i risultati non sono certo da attribuire solo a noi. Nella nostra attività di governo non siamo stati soli. Oltre ad avere il supporto di strutture tecniche che non si sono sottratte alle sfide del cambiamento impresso alla azione amministrativa, abbiamo stabilito relazioni e ricercato costante confronto e dialogo con gli enti locali e i tanti altri enti con competenze incidenti sul territorio, i rappresentanti del partenariato socio-economico, l’associazionismo, il mondo delle professioni e delle imprese, e la più vasta società. Dall’ascolto di tante voci un tempo silenti o inascoltate siamo stati certamente orientati, sollecitati e agevolati, sia nella fase di programmazione sia in quella attuativa.
L’aver adottato un simile stile di governo non deriva solo da sensibilità o percorsi di ricerca personali, ma soprattutto da un programma politico il cui incipit, nelle dichiarazioni del presidente della giunta al consiglio regionale nel giugno 2005, così recita “abbiamo l’ambizione di accogliere e tradurre, ben dentro le geometrie pesanti della politica e del governo, il senso di quella inaudita domanda di partecipazione democratica … [che chiede] … di essere il vettore di un nuovo “senso civico” che può fare della politica non l’esercizio di un mestiere freddo e separato, ma l’arte di intrecciare la propria vita a quella degli altri, sforzandosi di cooperare per condividere le scelte fondamentali che riguardano il governo del territorio e la qualità della vita.” Solo in tal modo un’amministrazione regionale può immaginare di promuovere “un nuovo ciclo di sviluppo attraverso la valorizzazione delle risorse materiali e immateriali, costituite da donne, uomini, giovani, e dai beni ambientali e culturali del territorio”.

Discontinuità

Al momento del nostro insediamento, in Puglia si era ben lontani da tali prospettive programmatiche. L’amministrazione regionale era caratterizzata da una forte resistenza al cambiamento, da una visione tecnico-politica centralistica e da un’urbanistica basata su regole e procedure vecchie e astratte. Mancavano conoscenze e scenari condivisi di tutela e sviluppo del territorio regionale, quadri di assetto generale ad ampia scala, qualsivoglia strategia di qualificazione delle risorse sociali, culturali e ambientali. In questo contesto privo di visioni condivise di conoscenza e azione, inesorabilmente la politica si riduce a un esercizio del potere discrezionale e dipendente da contingenze locali e occasioni estemporanee. E l’urbanistica a un’attività burocratica e tecnicistica, senza anima e incomprensibile per i non esperti, distante dalle domande e sensibilità sociali e culturali, percepita, anche per la sua esasperante lentezza, come ostacolo piuttosto che come contributo alla realizzazione di futuri assetti territoriali desiderabili per le società insediate.
In netta discontinuità rispetto al passato, la principale innovazione introdotta nel governo del territorio dalla giunta Vendola è consistita proprio nella interpretazione del territorio quale bene collettivo prodotto nei tempi lunghi della storia, intreccio di natura e cultura, risorse materiali e immateriali, compresa la sfera sociale e culturale e la capacità dei soggetti di attivarsi e organizzarsi per promuovere uno sviluppo diverso, sostenibile e durevole, fondato proprio sulla valorizzazione del patrimonio territoriale. Non fu solo contingente l’aggiunta, nel 2010, della delega ai beni culturali e alle aree protette all’iniziale delega all’assetto del territorio. Essa rispondeva anche alla volontà politica di rafforzare il perseguimento di questo disegno programmatico.
Strettamente integrato a questa visione è il ri-orientamento delle pratiche di trasformazione del territorio dall’espansione alla riqualificazione urbana, dalla quantità alla qualità, dal calcolo di fabbisogni astratti alla risposta a concreti bisogni sociali di alloggi, servizi e spazi di socialità, dal recupero di singoli beni culturali alla valorizzazione integrata del patrimonio culturale e ambientale per offrire servizi alla società locale e innalzare l’attrattività dei luoghi.
In questa prospettiva, il governo del territorio non può essere appannaggio di ristrette coalizioni di interessi, ma deve aprirsi alla partecipazione sociale e al dialogo istituzionale. E si deve proprio ai tanti enti e soggetti che hanno voluto raccogliere la sfida dell’innovazione di orizzonti culturali e strumenti operativi, quella ‘umanizzazione’ del governo del territorio in Puglia che tanti riconoscono quale cifra distintiva dell’esperienza amministrativa che si è appena conclusa.

Risultati

I risultati conseguiti da un’amministrazione devono essere leggibili dagli atti. L’elenco che segue comprende i più significativi atti legislativi, programmatici e organizzativi che abbiamo approvato e messo in opera per restituire al paesaggio il valore di patrimonio collettivo e di fondamento di uno sviluppo durevole e sostenibile, per riqualificare parti di città e territori, garantire il diritto alla casa, colmare carenze di spazi pubblici, verde e servizi e di luoghi di aggregazione e socializzazione nei quartieri afflitti da degrado e disagio, cercando così di porre rimedio ad alcuni danni sociali e ambientali provocati dall’urbanistica del passato. E ci è anche riconosciuto di essere riusciti nel difficile compito di recuperare i ritardi accumulati dall’urbanistica ereditata e di imprimere una decisa accelerazione ai procedimenti. Questo è stato fatto non in nome di un efficientismo insulso, ma per garantire il diritto dei cittadini ad avere risposte adeguate e tempestive. Così come la semplificazione dei procedimenti non è stata realizzata prevedendo scorciatoie o sopprimendo regole, ma realizzando strumenti informativi e percorsi formativi, interpretando la semplificazione quale condizione per rendere più agevoli e trasparenti valutazioni tecniche e decisioni politiche.

La presidenza di Vendola è stata la più inedita e la più stabile della storia della Regione. La Puglia oggi è diversa. E’ più consapevole dei guasti di un modello di sviluppo che ha depredato ingenti patrimoni collettivi di natura, cultura, paesaggio. Fra mille difficoltà, ha attuato un modello diverso, fondato sulla conservazione e valorizzazione di quei patrimoni per accrescere il benessere collettivo piuttosto che distruggerlo in nome di una illusoria crescita economica di breve termine. Si è diffusa la fiducia nella possibilità di conseguire risultati positivi in tanti campi. E questo è importante per una regione del Sud. L’auspicio non è che ciò che si è realizzato resti immutato, ma che prosegua una stagione politica fondata sul confronto aperto, anche aspro, di visioni, idee e progetti, e che non si ritorni a quella del compromesso occulto tra gli interessi.

Data di pubblicazione: 27 giugno 2015