Urbanistica INFORMAZIONI

Centro storico

L’urbanistica moderna prende vita nella seconda metà dell’800 in un’ottica di risanamento e modernizzazione delle capitali europee, per dilatarsi all’insieme dei contesti urbani nell’età dell’industrializzazione del vecchio continente. Alla prassi dello sventramento invalsa fra il XIX e il XX secolo, si contrappose il diradamento edilizio proposto da Gustavo Giovannoni che nel 1925 accusava gli sventramenti di togliere ogni carattere alla vecchia città senza produrre una città moderna.
Un’acquisizione rilevante venne stimolata nel 1929 da Luigi Piccinato che, criticando l’isolamento dei monumenti prodotto dagli interventi in atto, introduceva il principio della conservazione ambientale. Il suo pensiero contrastava tuttavia con la cultura degli anni Trenta che, a partire dalla Carta di Atene (1931) e dalla Carta (italiana) del Restauro (1931), propugnava la salvaguardia del monumento quale unicum avulso dal proprio contesto, ripresa dalla Legge n. 1089/1939 sulla “Tutela delle cose d’interesse artistico o storico”. Sarebbero occorsi tuttavia ancora due decenni per giungere al piano regolatore di Assisi, in cui Giovanni Astengo considerava il centro storico come entità omogenea da salvaguardare nel suo insieme, al di là del diverso valore formale delle singole componenti, dando sostanza alle intuizioni di Piccinato.
La Carta di Gubbio del 1960 segnò una svolta culturale e programmatica, rigettando i criteri “del ripristino e delle aggiunte stilistiche, del rifacimento mimetico, della demolizione di edifici a carattere ambientale anche modesto, di ogni ‘diradamento’ ed ‘isolamento’ di edifici monumentali” e introducendo la dimensione collettiva del risanamento, a cui è richiesta particolare cura nei confronti della “struttura sociale che caratterizza i quartieri”. Tuttavia, la Carta esplicita gli interventi indispensabili per la salvaguardia dei centri storici, ma non definisce questi ultimi. A farlo saranno Antonio Cederna e Mario Manieri Elia (Urbanistica, n. 32/1960) che comprendevano al loro interno “tutta la città storica, tutto l’insieme della sua struttura urbanistica, quale si è venuta lentamente componendo nei secoli”.
Sul piano normativo, il Dm n. 1444/1968 individuerà la Zona territoriale omogenea A comprendendovi “le parti del territorio interessate da agglomerati urbani che rivestano carattere storico, artistico e di particolare pregio ambientale o da porzioni di essi, comprese le aree circostanti, che possono considerarsi parte integrante, per tali caratteristiche, degli agglomerati stessi”. Definire oggi il “centro storico” a livello urbanistico diventa un atto programmatico che sul piano culturale mette in gioco i suoi due elementi costitutivi: la centralità e la storicità, interessandone l’aspetto socio-funzionale e quello materiale. La centralità considera la dotazione di servizi che il contesto urbano assicura, ma misura, al tempo stesso, la presenza di luoghi simbolici che le diverse porzioni della città conservano. Nell’evoluzione recente dei tessuti insediativi ha preso corpo un assetto organizzativo multipolare; lungi dall’affermare che il centro storico abbia mai rappresentato una centralità compatta e univoca, va tuttavia riconosciuto che la crescita di poli commerciali, direzionali, per l’istruzione, ha accentuato l’organizzazione policentrica della città contemporanea. In questo contesto il centro storico tuttavia conserva ed esprime i tradizionali requisiti dell’attrattività funzionale e dell’identità simbolica. Il concetto di storicità assume significati differenti a seconda delle epoche in cui viene declinato, dal momento che ogni evoluzione, anche recente, che la città ha vissuto, ha impresso su di essa la propria traccia materiale e i propri valori. La città come “memoria collettiva dei popoli” (Aldo Rossi); la città come specchio dell’organizzazione e dei valori che la società esprime; tutto ciò restituisce il senso evolutivo della storia urbana che costantemente muta l’assetto fisico e simbolico dei luoghi. Si può concludere che centro storico è un concetto complesso e dinamico che individua parti dell’impianto urbano che conservano i segni della loro formazione passata e una significativa concentrazione di funzioni economiche, sociali, collettive e culturali insediate e stratificate nel corso delle vicende evolutive vissute dalla città. La sua perimetrazione – funzionale all’individuazione di ambiti specifici di tutela, riorganizzazione o riqualificazione urbana – deve comprendere le aree non edificate che ad esso risultano morfologicamente e funzionalmente integrate o connesse. Delimitare il perimetro dei centri storici risulta dunque un’inevitabile forzatura, ma assume rilevanza sul piano urbanistico, ma ancor più su quello conoscitivo, per monitorarne le dinamiche sociali, gli assetti funzionali, le trasformazioni in essere a fronte delle sfide globali vissute dalla città contemporanea. Sul piano progettuale, in molti contesti ha preso forza il paradigma della città storica che, riconoscendo la pluralità dei caratteri insediativi antichi e moderni e delle istanze sociali, si pone come dimensione appropriata su cui incardinare processi di rigenerazione urbana. In questo quadro, il valore storico-culturale assume un ruolo guida della trasformazione, integrandosi con le esigenze della sostenibilità ambientale, dell’accessibilità e della mobilità, in modo coerente con gli obbiettivi finalizzati a un più complessivo riequilibrio territoriale.

Pubblicato il 5 aprile 2026