In IV di copertina: “Ragusa, vista su Ibla e treno a vapore sulla Vallata San Leonardo, 1952”.
Stampa su carta baritata ai sali d’argento formato 30x40 (Crediti: Comune di Ragusa, Fondo Giuseppe Leone).

Lo scatto di Giuseppe Leone, 1952, fissa la Vallata di San Leonardo, detta dei cento mulini, nell’attimo in cui un treno merci la attraversa, sospeso sugli archi del viadotto ferroviario, tra le foschie del primo mattino e il profilo di Ragusa Ibla che si staglia sullo sfondo.
L’immagine viene qui letta alla luce delle Linee guida per la rigenerazione urbana e la rivitalizzazione sociale del centro storico di Ragusa, predisposte dall’Associazione Nazionale Centri Storico-Artistici a supporto dell’Amministrazione comunale (2024-2025): un percorso di ricerca e ascolto che ha restituito una lettura inedita della città storica e delle sue relazioni con il territorio. La Vallata di San Leonardo insieme a quella di Santa Domenica, circondano Ragusa nei suoi due colli: Ibla e Prato. Le vallate sono tutto per Ragusa. Sono state orti, mulini, cave di pietra e di pece, sorgenti d’acqua e necropoli. Oggi questa simbiosi va riscoperta.
Ragusa si compone di tre nuclei storici – Ibla, Ragusa Superiore e il quartiere Cappuccini – sorti da vicende morfologiche, funzionali e sociali differenti, ciascuno con un proprio carattere identitario consolidato nel tempo. Eppure, proprio per la natura relazionale e osmotica che da sempre caratterizza la città storica nel suo rapporto con il contesto circostante, questi tre ambiti non sono mai stati pensati come centri a sé stanti, separati e autosufficienti, ma come parti di un unico organismo urbano, tenuto insieme da ponti, percorsi, spazi pubblici e infrastrutture capaci di superare i dislivelli naturali, i condizionamenti sociali e di costruire continuità tra le diverse porzioni di città, in un disegno che da sempre travalica i confini amministrativi e morfologici dei singoli quartieri.
Il treno che solca la vallata sospeso sul viadotto è dunque metafora di quella “città pubblica” che lega Ibla, Ragusa Superiore e il quartiere Cappuccini in una trama unitaria di spazi, infrastrutture e funzioni, pensate al servizio delle diverse comunità urbane.
Come allora il convoglio attraversava la vallata per proseguire il proprio cammino verso il territorio circostante, così la città storica si è alimentata di scambi che ne superano i confini fisici, intrecciando il proprio destino a quello della regione che la circonda e di cui costituisce, da sempre, nodo identitario e funzionale.
“Costruire relazioni” significa allora intendere il centro storico non come un recinto monumentale da preservare in modo statico, ma come un organismo vivo, fatto di legami materiali e immateriali tra i quartieri, tra le generazioni, tra i cittadini e i luoghi che abitano e attraversano quotidianamente.
La vallata fotografata da Leone, con le sue acque, i suoi argini e il suo viadotto, è essa stessa un dispositivo relazionale: separa fisicamente due parti di città ma, attraverso l’infrastruttura che la attraversa, le mette in comunicazione, anticipando per immagini quella dimensione di ’città delle relazioni’ che continua a definire l’identità più profonda di Ragusa.
In questa prospettiva, la fotografia invita a guardare oltre i confini ristretti del centro storico: la rigenerazione urbana contemporanea richiede di pensare la città storica in un dialogo costante con il territorio e il paesaggio che la circondano, superando ogni logica di separatezza tra centro e periferia, tra passato e presente, per costruire un’unica e duratura trama di relazioni a servizio di chi la città storica abita, attraversa e vive ogni giorno.