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	<title>Urbanistica informazioni</title>
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		<title>Intervista al Sindaco Roberto Romani, Comune di Acquasparta</title>
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		<dc:creator>Bruni, Ghiglioni</dc:creator>


		<dc:subject>12</dc:subject>
		<dc:subject>Acquasparta</dc:subject>

		<description>Sindaco Romani, una delle prime iniziative del suo mandato amministrativo, riguarda lo sviluppo del territorio ed in particolare il recupero del centro storico, incentrando l'iniziativa non solo sul rinnovo del patrimonio edilizio, che rimane comunque una priorit&#224;, ma guardando anche oltre i confini amministrativi per rilanciare l'economia locale a partire dal patrimonio territoriale, paesaggistico, archeologico di cui dispone. Crede che il Qsv possa rappresentare una vera occasione di (...)

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		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Sindaco Romani, una delle prime iniziative del suo mandato amministrativo, riguarda lo sviluppo del territorio ed in particolare il recupero del centro storico, incentrando l'iniziativa non solo sul rinnovo del patrimonio edilizio, che rimane comunque una priorit&#224;, ma guardando anche oltre i confini amministrativi per rilanciare l'economia locale a partire dal patrimonio territoriale, paesaggistico, archeologico di cui dispone. Crede che il Qsv possa rappresentare una vera occasione di sviluppo locale?&lt;/strong&gt;
&lt;br /&gt;Credo che il Qsv possa fornire un effettivo contributo verso l'avvio di un processo di sviluppo, in quanto &#232; riuscito ad inquadrare con chierezza i punti di forza di questo territorio, che esprime grandi potenzialit&#224;, non solo per aumentare e potenziare i flussi turistici, ma anche e soprattutto per consolidare e sviluppare un tessuto socio economico che per sua natura fa perno proprio sulle risorse che questo territorio esprime. Si tratta di intessere relazioni e tavoli con tutti i soggetti coinvolti, cosa che con il Qsv si &#232; cominciato a fare, in modo tale da concretizzare alcune prime azioni importanti di livello territoriale, quali l'attuazione del progetto di valorizzazione dell'Antica via Flaminia e il potenziamento e trasformazione della Ferrovia Centrale Umbra, per poi avviare alcuni interventi, non pi&#249; rimandabili, di riqualificazione dei rispettivi centri urbani storici, che nel caso di Acquasparta, riguarderebbero in prima istanza il recupero edilizio di importanti contenitori di grande pregio architettonico. A questo proposito si &#232; cominciato a ragionare sul recupero e rifunzionalizzazione di uno dei palazzi storici pi&#249; importanti della Regione, Palazzo Cesi, il cui recupero darebbe un forte impulso all'economia locale in quanto costituirebbe non solo un contenitore di pregio, ma potrebbe ospitare una serie di attivit&#224; socio economiche e culturali di rilievo non solo locale.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ritiene che la dimensione intercomunale possa favorire il processo avviato oppure possa costituire una ulteriore difficolt&#224; ad avviare il processo?&lt;/strong&gt;
&lt;br /&gt;Ritengo che in questo particolare momento caratterizzato anche dal dibattito sulla riforma di tipo istituzionale dove le unioni di comuni assumerebbero un ruolo differente, ragionare di intercomunalit&#224; significa avere occasioni di sviluppo maggiore piuttosto che proseguire sulla linea della chiusura e del campanilismo. Certamente si tratta di mantenere forti e salde ognuno la propria identit&#224; e specificit&#224;, ma l'unione con i territori con caratteristiche simili caratterizzati da medesime tipologie di risorse, risulta una ricchezza, sia nell'ottica dell'ottimizzazione dei risultati sia nell'ottica della competitivit&#224; rispetto al panorama regionale. Non c'&#232; dubbio che avviare questo processo in sinergia con le altre Amministrazioni comunali risulta pi&#249; complesso, peraltro si tratta di tre Comuni di cui due appartenenti alla Provincia di Terni e uno, Massa Martana, alla Provincia di Perugia, ma &#232; altrettanto vero che bisogna lavorare per unire le forze, magari anche con altri Comuni limitrofi, intorno a progetti, bisogna lavorare per oltrepassare i limiti amministrativi per attuare politiche e azioni sul territorio rispetto ad aree geografiche a geometria variabile che dipendano il pi&#249; possibile da obiettivi e azioni da intraprendere su specifici temi, piuttosto che su limiti teorici, come spesso accade, definiti a tavolino che nulla hanno a che vedere con i processi di sviluppo in atto o che potenzialmente si possono attuare. Vorrei a questo proposito precisare che in questa sede non parlo solamente a titolo personale, ma ritengo di esprimermi nell'ottica intercomunale, quindi mi riferisco ad una idea di sviluppo, che non pu&#242; prescindere dalle risorse territoriali e dai Comuni di San Gemini e di Massa Martana, amministrati dai miei colleghi sindaci rispettivamente Leonardo Grimani e Maria Pia Bruscolotti, con i quali abbiamo perfetta sintonia rispetto a questa visione, che supera i confini Amministrativi.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Rispetto alle iniziative intraprese, secondo la sua opinione, in che modo pensa che la Regione possa essere di supporto per proseguire sul percorso avviato?&lt;/strong&gt;
&lt;br /&gt;In prima istanza credo che sia indispensabile che la Regione continui a svolgere il ruolo di animazione e supporto, non solo finanziario, al proseguimento e all'attuazione del Qsv, nelle fasi successive previste dalle Linee guida che essa stessa ha prodotto. In secondo luogo credo che sia importante il ruolo della Regione nel supportare i Comuni che propongono progetti di territorio. Mi spiego meglio: il Qsv si sta rivelando un contenitore ricco di progetti territoriali di sviluppo, cos&#236; come auspicato dalla Regione nel disegno strategico territoriale (Dst), ora nel redigendo Piano urbanistico strategico territoriale (Pust), progetti di sviluppo che stanno nascendo dal basso, per iniziativa dei territori (comunali), progetti che richiedono una forte sinergia e una forte integrazione di risore e politiche, quali quelle infrastrutturali, turistiche, agricole, ambientali, culturali, integrazione, che difficilmente i Comuni, da soli, possano far si che portino a risultati concreti, in quanto gli atti di programmazione sono regionali e il nostro contributo pu&#242; essere di tipo propositivo, appunto facendo proposte di territorializzazione dello sviluppo. Auspico quindi un supporto della Regione in queste due direzioni.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>Il Qsv intercomunale di San Gemini-Acquasparta-Massa Martana</title>
		<link>http://www.urbanisticainformazioni.it/Il-Qsv-intercomunale-di-San-Gemini.html</link>
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		<dc:creator>Bruni, Ghiglioni</dc:creator>


		<dc:subject>8</dc:subject>
		<dc:subject>San Gemini</dc:subject>
		<dc:subject>Acquasparta</dc:subject>
		<dc:subject>Massa Martana</dc:subject>

		<description>I tre Comuni costiutiscono un ambito territoriale dell'Umbria centrale, che, rispetto al sistema insediativo regionale, risulta pi&#249; marginalizzato. Si tratta di un contesto vallivo e montano, ricco di risorse territoriali e paesaggistiche fondate sulla storia, sull'archeologia, sul patrimonio naturalistico e rurale e sul sistema policentrico di insediamenti storici di origine antica. &#200; sulla base di questo patrimonio diffuso che si fonda il processo di sviluppo avviato dai tre Comuni, (...)

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		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;I tre Comuni costiutiscono un ambito territoriale dell'Umbria centrale, che, rispetto al sistema insediativo regionale, risulta pi&#249; marginalizzato. Si tratta di un contesto vallivo e montano, ricco di risorse territoriali e paesaggistiche fondate sulla storia, sull'archeologia, sul patrimonio naturalistico e rurale e sul sistema policentrico di insediamenti storici di origine antica. &#200; sulla base di questo patrimonio diffuso che si fonda il processo di sviluppo avviato dai tre Comuni, attraverso la redazione del Qsv.
&lt;br /&gt;Il &lt;i&gt;Quadro Strategico di Valorizzazione intercomunale&lt;/i&gt; rappresenta una prima sperimentazione di un modello, previsto dalla Lr 12/2008, applicato ad una dimensione di rete, ovvero di &lt;i&gt;rete intercomunale&lt;/i&gt;. Si tratta di una iniziativa intrapresa dai Comuni di Acquasparta, San Gemini e Massa Martana, supportati dalla Regione Umbria, in coerenza con le attuali politiche regionali che incentivano l'associazionismo tra comuni per impostare lo sviluppo territoriale e lo sviluppo locale. I tre Comuni hanno sottoscritto un Protocollo di intesa per avviare politiche di rete per la valorizzazione dei propri territori. &lt;br /&gt;In questa fase il documento &#232; basato sulla interpretazione delle Linee guida regionali &lt;sup&gt;&lt;a href='#nb1' class='spip_note' rel='footnote' title='Linee guida predisposte dalla Regione Umbria in collaborazione con il (...)' id='nh1'&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;, predisposte per la redazione dei Quadri Strategici. Si tratta di una interpretazione che inquadra il Qsv come una prima possibilit&#224; per le Amministrazioni locali di avviare un processo di sviluppo locale, fondato sulle risorse territoriali, materiali e immateriali, e sulle identit&#224; locali. Il Qsv intercomunale rappresenta il quadro delle politiche locali da promuovere e le azioni da intraprendere, allo scopo di rivitalizzare i centri storici e il territorio in cui essi sono inseriti. Il Qsv dunque si fonda sulla definizione di alcune idee forza, scaturite da un primo tavolo partecipativo, costituito dalle amministrazioni ed enti territoriali di competenza.&lt;/p&gt; &lt;h3 class=&quot;spip&quot;&gt;Le strategie e le azioni del Qsv&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Le idee avanzate dai tre Comuni per avviare il processo di sviluppo locale auspicato, si fondano sul patrimonio territoriale diffuso, che risulta la risorsa pi&#249; importante e condivisa dalle comunit&#224; locali. Le strategie e le azioni prefigurate, anche a seguito del processo partecipativo, riguardano la messa in valore di tutte quelle risorse, quali, la natura, la storia, l'archeologia, che costituiscono un patrimonio da valorizzare al fine di potenziare quei flussi, economici e sociali, indispensabili per avviare la rigenerazione dei centri storici, inseriti in questo contesto territoriale. Le strategie prefigurate si fondano sulla scelta di avviare questo processo in forma congiunta, proprio al fine di aumentare la massa critica spendibile e, non ultimo, per incentrare lo sviluppo sull'identit&#224; di un territroio, che, al di l&#224; dei confini amministrativi, trova molti punti in comune sul sistema territoriale nel suo complesso.&lt;/p&gt; &lt;h3 class=&quot;spip&quot;&gt;Dalle idee forza ai progetti strategici&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Il Quadro strategico di valorizzazione poggia le sue basi su &lt;i&gt;idee forza&lt;/i&gt;, su cui sono state sviluppate le azioni successive. Le &lt;i&gt;idee forza&lt;/i&gt; condivise nei tavoli partecipativi e definite in questa fase sono:&lt;/p&gt; &lt;ol class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;li&gt; il territorio accogliente, la qualit&#224; della vita, le acque e i percorsi della salute;&lt;/li&gt;&lt;li&gt; il territorio della via Flaminia antica, dei siti archeologici, dei beni culturali diffusi e il patrimonio naturalistico;&lt;/li&gt;&lt;li&gt; il territorio della mobilit&#224; dolce, la ferrovia centrale umbra e l'intermodalit&#224;;&lt;/li&gt;&lt;li&gt; San Gemini: il commercio urbano, le attivit&#224; culturali ed espositive;&lt;/li&gt;&lt;li&gt; Acquasparta: il recupero del patrimonio edilizio immobiliare degradato del centro storico;&lt;/li&gt;&lt;li&gt; Massa Martana: il turismo &#8220;amico&#8221;, il riuso del centro storico a scopo ricettivo, il centro delle energie rinnovabili e il turismo congressuale.&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;
&lt;p&gt;Le idee forza individuate fanno riferimento ad una rappresentazione del territorio coinvolto e ai relativi centri storici che costituiscono i poli principali di questa rete territoriale.
&lt;br /&gt;Il Qsv &#232; concepito come anello di raccordo tra le politiche locali, le politiche regionali (dunque comunitarie) e provinciali. Il Qsv rappresenta, quindi, il riferimento locale per costruire un sistema virtuoso, alimentato dalla sinergia tra politiche intersettoriali, quali le politiche agricole, le politiche sul turismo, sull'ambiente, sulla cultura, le politiche sociali e di welfare. &lt;br /&gt;A questo scopo la prima azione intrapresa &#232; stata quella di sistematizzare il bagaglio di &lt;i&gt;conoscenze&lt;/i&gt; messe a disposizione dalle Amministrazioni comunali coinvolte. Si &#232; redatta un'analisi in grado di restituire l'economia e la societ&#224; di questo territorio. Se ne &#232; fornita una rappresentazione anche territoriale per cercare di individuare le prime leve di territorializzazione dello sviluppo. A questo scopo si &#232; restituito un primo quadro dell'assetto socio-economico che caratterizza il territorio dei tre Comuni, restituendo la localizzazione, l'intensit&#224;, la tipologia, le caratteristiche e le dinamiche delle attivit&#224; produttive. Si &#232; focalizzata l'attenzione su quelle attivit&#224; che hanno maggiori affinit&#224; con i programmi di sviluppo locale rappresentati dalle idee forza. A questo assetto economico si &#232; affiancato l'assetto archeologico e storico-culturale che caratterizza il valore intrinseco del territorio. Ne scaturisce un quadro ricco di opportunit&#224; legate al modello di sviluppo che fa perno proprio su queste risorse, che costituiscono la base per le prime azioni di valorizzazione.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Alla definizione delle idee forza preliminari &#232; seguita la definizione di una serie di &lt;i&gt;progetti strategici, territoriali e tematici&lt;/i&gt;, sintetizzati in un primo &lt;i&gt;Masterplan del Qsv&lt;/i&gt;. I progetti individuati sono:&lt;/p&gt; &lt;ol class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;li&gt; progetto Flaminia antica e siti archeologici;&lt;/li&gt;&lt;li&gt; progetto mobilit&#224; dolce e sostenibile;&lt;/li&gt;&lt;li&gt; progetto territorio dell'acqua;&lt;/li&gt;&lt;li&gt; progetto centro storico San Gemini;&lt;/li&gt;&lt;li&gt; progetto centro storico Acquasparta;&lt;/li&gt;&lt;li&gt; progetto centro storico Massa Martana;&lt;/li&gt;&lt;li&gt; progetto rete di centri, nuclei storici ed emergenze storiche;&lt;/li&gt;&lt;li&gt; progetto paesaggi di prossimit&#224; ai centri e nuclei storici.&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;
&lt;p&gt;L'accezione di Progetto utilizzata si riferisce al significato che assume il termine &#8220;progetto strategico&#8221; nella prassi consolidata della programmazione dello sviluppo, dunque non si tratta di definire e proporre assetti territoriali, ma di individuare soggetti, obiettivi, azioni, intorno ai temi evocati. Per ciascuno dei progetti richiamati il Qsv individua specifiche schede organizzate in:
&lt;br /&gt;&lt;img src='http://www.urbanisticainformazioni.it/local/cache-vignettes/L9xH9/uldot-ebeb0.gif' alt='-' width='9' height='9' style='height:9px;width:9px;' /&gt; idee forza di riferimento principale;
&lt;br /&gt;&lt;img src='http://www.urbanisticainformazioni.it/local/cache-vignettes/L9xH9/uldot-ebeb0.gif' alt='-' width='9' height='9' style='height:9px;width:9px;' /&gt; azioni strategiche;
&lt;br /&gt;&lt;img src='http://www.urbanisticainformazioni.it/local/cache-vignettes/L9xH9/uldot-ebeb0.gif' alt='-' width='9' height='9' style='height:9px;width:9px;' /&gt; obiettivi generali suddivisi per step temporali di breve, medio e lungo periodo;
&lt;br /&gt;&lt;img src='http://www.urbanisticainformazioni.it/local/cache-vignettes/L9xH9/uldot-ebeb0.gif' alt='-' width='9' height='9' style='height:9px;width:9px;' /&gt; schede operative.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;A questo scopo si precisa che le strategie intraprese dal Qsv sono tutte orientate verso la rigenerazione dei rispettivi centri urbani storici, facendo leva anche sulle risorse territoriali. In questo senso il Qsv promuove tutte quelle politiche orientate alla rivitalizzazione economica, sociale e urbana dei centri storici. &lt;br /&gt;Nello specifico il Comune di Acquasparta si &#232; prefisso l'obiettivo di dare continuit&#224; alle politiche di riqualificazione del tessuto edificato del centro storico, sia nell'assetto urbanistico, con particolare riferimento alla sicurezza urbana, che edilizio, e ambientale, mediante la riorganizzazione del sistema delle residenze, dei servizi, delle infrastrutture e attraverso il recupero del patrimonio edilizio esistente e la riqualificazione degli spazi pubblici. Inoltre, al fine di potenziare il tessuto socio-economico e culturale, della citt&#224; storica, il Comune ha intrapreso, attraverso il recupero e la gestione di grandi contenitori importanti (Complesso di San Francesco, Palazzo Cesi in via di definizione un piano di manutenzione straordinaria e di gestione) azioni di rilancio dell'attivit&#224; culturale al fine di rendere il Comune stesso attrattivo sul panorama regionale e nazionale. Vista la necessit&#224; del Comune di Acquasparta di recuperare una buona parte del patrimonio edilizio prevalentemente di propriet&#224; privata, si &#232; avviata una attivit&#224;, prevista dalla Lr 12/2008 di riconoscimento e individuazione degli Ambiti di rivitalizzazione prioritaria (Arp), rispetto ai quali avviare i relativi meccanismi premiali volti ad incentivare gli interventi di recupero da parte dei soggetti privati. In particolare da una prima analisi del centro urbano storico emergono tre Arp candidati, per i quali si verificano le condizioni di degrado previste dall'art. 7 della Lr 12/2008. Per tali ambiti si sono prefissati gli obiettivi di rivitalizzazione (art. 3 Lr 12/2008), che riguardano non solo il recupero materiale e immateriale, ma anche la rivitalizzazione dell'intero centro storico. Per quanto riguarda la possibile attuazione degli interventi necessari si &#232; prefigurata la possibilit&#224; di avviare un Programma urbanistico, secondo quanto previsto dalla Lr 11/2005. Si &#232; inoltre calcolata la quantit&#224; edificatoria premiale nei casi in cui ne ricorrano le condizioni previste dalla legge e si &#232; operata una prima ipotesi di aree idonee ad accogliere i diritti edificatori scaturiti da tale premialit&#224;. Si evidenzia che tali aree, che presentano le caratteristiche urbanistiche idonee ad accogliere quantit&#224; edificatorie aggiuntive, necessitano anch'esse di interventi di riqualificazione urbana. In questo senso si potrebbero raggiungere due obiettivi contestuali. Il primo &#232; riferito alla riqualificazione interna al centro storico, il secondo &#232; riferito alla riqualificazione di ambiti che si trovano ai margini del centro storico stesso.
&lt;br /&gt;Gli indirizzi formulati dal Comune di San Gemini sono orientati verso l'attuazione di politiche e azioni, in coerenza con quelle del passato, volte a superare l'isolamento del Centro Storico rispetto alle altre parti della citt&#224;, attraverso il completamento di quelle opere infrastrutturali gi&#224; avviate per le quali si auspica un veloce completamento, come i parcheggi di prossimit&#224; al centro storico. Inoltre il Comune di San Gemini intravede la necessit&#224; di potenziare il tessuto commerciale, culturale ed economico, all'interno del centro storico, anche attraverso il potenziamento di strutture esistenti da rifunzionalizzare a scopo culturale, espositivo.
&lt;br /&gt;Il Comune di Massa Martana per il proprio centro storico ha espresso l'indirizzo della rivitalizzazione del tessuto socio economico, sia del centro storico, che delle aree di prossimit&#224;, con specifico riferimento all'area del Campo della Fiera dove sono gi&#224; in atto interventi di riqualificazione e rivitalizzazione, che andrebbero ulteriormente implementati con strutture di servizio alla cittadinanza. In questo senso le azioni intraprese dal Comune di Massa Martana investono in prima persona il centro storico stesso che organizza la ricettivit&#224; nella forma dell'Albergo diffuso, che coinvolger&#224; una parte cospicua del patrimonio edilizio del centro storico. Per quanto riguarda il percorso avviato, i Comuni hanno realizzato una serie di incontri, &lt;i&gt;workshop partecipativi&lt;/i&gt;, finalizzati all'ascolto da parte dei portatori di interesse, rispetto alle idee forza consolidate, di suggerimenti e indicazioni per ogni centro storico ed anche per il territorio di riferimento. Durante gli incontri sono stati presentati anche i primi progetti strategici individuati come base di discussione e condivisione.
&lt;br /&gt;Gli obiettivi generali e gli indirizzi, afferenti a ciascun progetto strategico, saranno oggetto di una seconda serie di incontri ai quali aderiranno tutti i soggetti portatori di interesse. L'esito di questo tavolo partecipativo sar&#224; la definizione di &lt;i&gt;schede operative di azione&lt;/i&gt;, vale a dire l'individuazione delle azioni da intraprendere nei vari settori, quali:
&lt;br /&gt;&lt;img src='http://www.urbanisticainformazioni.it/local/cache-vignettes/L9xH9/uldot-ebeb0.gif' alt='-' width='9' height='9' style='height:9px;width:9px;' /&gt; il marketing;
&lt;br /&gt;&lt;img src='http://www.urbanisticainformazioni.it/local/cache-vignettes/L9xH9/uldot-ebeb0.gif' alt='-' width='9' height='9' style='height:9px;width:9px;' /&gt; l'edilizia residenziale;
&lt;br /&gt;&lt;img src='http://www.urbanisticainformazioni.it/local/cache-vignettes/L9xH9/uldot-ebeb0.gif' alt='-' width='9' height='9' style='height:9px;width:9px;' /&gt; le attivit&#224; economiche;
&lt;br /&gt;&lt;img src='http://www.urbanisticainformazioni.it/local/cache-vignettes/L9xH9/uldot-ebeb0.gif' alt='-' width='9' height='9' style='height:9px;width:9px;' /&gt; i servizi;
&lt;br /&gt;&lt;img src='http://www.urbanisticainformazioni.it/local/cache-vignettes/L9xH9/uldot-ebeb0.gif' alt='-' width='9' height='9' style='height:9px;width:9px;' /&gt; le attivit&#224; culturali;
&lt;br /&gt;&lt;img src='http://www.urbanisticainformazioni.it/local/cache-vignettes/L9xH9/uldot-ebeb0.gif' alt='-' width='9' height='9' style='height:9px;width:9px;' /&gt; i servizi sportivi e aggregativi;
&lt;br /&gt;&lt;img src='http://www.urbanisticainformazioni.it/local/cache-vignettes/L9xH9/uldot-ebeb0.gif' alt='-' width='9' height='9' style='height:9px;width:9px;' /&gt; i servizi socio sanitari;
&lt;br /&gt;&lt;img src='http://www.urbanisticainformazioni.it/local/cache-vignettes/L9xH9/uldot-ebeb0.gif' alt='-' width='9' height='9' style='height:9px;width:9px;' /&gt; la mobilit&#224; e le infrastrutture.
&lt;br /&gt;Ciascuna scheda operativa di azione sar&#224; organizzata in:
&lt;br /&gt;&lt;img src='http://www.urbanisticainformazioni.it/local/cache-vignettes/L9xH9/uldot-ebeb0.gif' alt='-' width='9' height='9' style='height:9px;width:9px;' /&gt; obiettivi specifici;
&lt;br /&gt;&lt;img src='http://www.urbanisticainformazioni.it/local/cache-vignettes/L9xH9/uldot-ebeb0.gif' alt='-' width='9' height='9' style='height:9px;width:9px;' /&gt; caratteristiche principali dell'intervento;
&lt;br /&gt;&lt;img src='http://www.urbanisticainformazioni.it/local/cache-vignettes/L9xH9/uldot-ebeb0.gif' alt='-' width='9' height='9' style='height:9px;width:9px;' /&gt; risultati attesi;
&lt;br /&gt;&lt;img src='http://www.urbanisticainformazioni.it/local/cache-vignettes/L9xH9/uldot-ebeb0.gif' alt='-' width='9' height='9' style='height:9px;width:9px;' /&gt; data di avvio e durata prevista;
&lt;br /&gt;&lt;img src='http://www.urbanisticainformazioni.it/local/cache-vignettes/L9xH9/uldot-ebeb0.gif' alt='-' width='9' height='9' style='height:9px;width:9px;' /&gt; processo di realizzazione;
&lt;br /&gt;&lt;img src='http://www.urbanisticainformazioni.it/local/cache-vignettes/L9xH9/uldot-ebeb0.gif' alt='-' width='9' height='9' style='height:9px;width:9px;' /&gt; soggetti da coinvolgere;
&lt;br /&gt;&lt;img src='http://www.urbanisticainformazioni.it/local/cache-vignettes/L9xH9/uldot-ebeb0.gif' alt='-' width='9' height='9' style='height:9px;width:9px;' /&gt; possibili canali di finanziamento;
&lt;br /&gt;&lt;img src='http://www.urbanisticainformazioni.it/local/cache-vignettes/L9xH9/uldot-ebeb0.gif' alt='-' width='9' height='9' style='height:9px;width:9px;' /&gt; monitoraggio e indicatori.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Alle schede cos&#236; definite e riferite alle azioni sopra richiamate corrisponde un altro &lt;i&gt;tavolo partecipativo&lt;/i&gt;, in questo caso definito &lt;i&gt;tavolo tematico&lt;/i&gt;, in quanto raccoglier&#224; i soggetti interessati alle singole azioni specifiche.
&lt;br /&gt;Per quanto attiene questa seconda serie di incontri si auspica che possa far riferimento ad una seconda fase del Qsv, quella relativa alla costruzione del primo piano di azione.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;hr /&gt;
		&lt;div class='rss_notes'&gt;&lt;p&gt;[&lt;a href='#nh1' id='nb1' class='spip_note' title='Note 1' rev='footnote'&gt;1&lt;/a&gt;] Linee guida predisposte dalla Regione Umbria in collaborazione con il Centro di Ricerca FormazioneCulturaStoria (Valorizzazione e egstione dei centri storici minori e relativi sistemi paesaggistico-ambientali) Focus, Sapienza Universit&#224; di Roma, Manuela Ricci, direttore.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>6. I centri storici in Umbria</title>
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		<dc:creator>Bruni, Ghiglioni</dc:creator>


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		<description>Il servizio vuole rendere conto di una attivit&#224; promossa da tre piccoli Comuni umbri che, nell'ambito della politica regionale orientata alla rigenerazione dei centri storici, affrontano i problemi locali in una ottica di rete e di alleanza, costruita intorno ai valori storici, paesaggistici e in generale intorno alle risorse territoriali, spendibili per il rilancio dei rispettivi centri stoici anche e soprattutto in chiave socio-economica. L'avvio di questo processo passa attraverso la (...)

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		</description>


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		&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;Il servizio vuole rendere conto di una attivit&#224; promossa da tre piccoli Comuni umbri che, nell'ambito della politica regionale orientata alla rigenerazione dei centri storici, affrontano i problemi locali in una ottica di rete e di alleanza, costruita intorno ai valori storici, paesaggistici e in generale intorno alle risorse territoriali, spendibili per il rilancio dei rispettivi centri stoici anche e soprattutto in chiave socio-economica. L'avvio di questo processo passa attraverso la redazione in forma intercomunale del Quadro Strategico di Valorizzazione previsto dalla L.R. 12/2008, che individua tale strumento come il mezzo attraverso cui avviare processi virtuosi di rigenerazione dei centri storici. La forma intercomunale appare una novit&#224; nel panorama regionale e comincia a mostrare i primi frutti, soprattutto in seguito alle prime attivit&#224; di coinvolgimento e partecipazione dei vari soggetti interessati ,che si riconoscono in questa visione territoriale aldil&#224; dei singoli confini amministrativi di appartenenza.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>Cinque secoli di architettura urbana</title>
		<link>http://www.urbanisticainformazioni.it/Cinque-secoli-di-architettura.html</link>
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		<dc:creator>P&#233;rez</dc:creator>


		<dc:subject>4</dc:subject>
		<dc:subject>L'Avana</dc:subject>

		<description>Cristoforo Colombo, arrivando a Cuba nel 1492, pare abbia esclamato: &#8220;Questa &#232; la terra pi&#249; bella mai ammirata da sguardo umano&#8221;. Dal punto di vista urbanistico, il processo che si &#232; successivamente innescato non aveva precedenti sin dall'epoca Romana. Diego Velazquez, agli albori del XVI secolo, fond&#242; a Cuba sette insediamenti, chiamati &#8220;villas&#8221;, disposti lungo la costa a seguire l'andamento orografico del paesaggio. I coloni avevano uno spirito pragmatico, e le nuove citt&#224; e i nuovi edifici (...)

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		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Cristoforo Colombo, arrivando a Cuba nel 1492, pare abbia esclamato: &#8220;Questa &#232; la terra pi&#249; bella mai ammirata da sguardo umano&#8221;.
&lt;br /&gt;Dal punto di vista urbanistico, il processo che si &#232; successivamente innescato non aveva precedenti sin dall'epoca Romana. Diego Velazquez, agli albori del XVI secolo, fond&#242; a Cuba sette insediamenti, chiamati &#8220;villas&#8221;, disposti lungo la costa a seguire l'andamento orografico del paesaggio.
&lt;br /&gt;I coloni avevano uno spirito pragmatico, e le nuove citt&#224; e i nuovi edifici venivano configurati per adattarsi alle esigenze della popolazione e al clima della zona, tenendo conto della disponibilit&#224; di materiali locali, nonch&#233; assimilando progressivamente i modelli urbani ed architettonici europei, una forte impronta data dagli immigrati che da ogni parte del mondo l&#236; si stabilivano.
&lt;br /&gt;Queste influenze hanno fatto s&#236; che si plasmasse una cultura che oggi si distingue per un'eredit&#224; di cinque secoli di architettura, sviluppo del Paese ed identit&#224; culturale.&lt;/p&gt; &lt;h3 class=&quot;spip&quot;&gt;Lo spirito dell'Avana: Genesi ed Evoluzione&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Una delle sette &lt;i&gt;villas&lt;/i&gt; originarie, L'Havana, sorse nel 1519 in prossimit&#224; del suo porto. &lt;br /&gt;La sua posizione cruciale alla fine ha favorito il fiorire delle attivit&#224; commerciali delle flotte Spagnole, nonch&#233; lo sviluppo di un'importante industria navale.
&lt;br /&gt;Queste caratteristiche consentirono alla citt&#224; di conquistarsi un rango principale tra le colonie di oltreoceano, giocando un ruolo fondamentale di connessione tra Vecchio e Nuovo Mondo, motivando cos&#236; gli Spagnoli a costruire delle fortezze per difendere l'Avana dagli attacchi dei pirati. Castelli, chiese, conventi e palazzi vennero costruiti dagli ingegneri militari e dagli artigiani europei, e divennero i prodromi del paesaggio urbano dell'Avana, con la sua griglia medievale di stradine strette e buie, che respirano attraverso una rete di piazze e piazzette, a costituire il carattere policentrico della citt&#224;.
&lt;br /&gt;Nel 1603 Crist&#242;bal de Roda disegn&#242; il primo piano urbano della citt&#224;, abbozzando la cinta muraria che successivamente avrebbe circondato la citt&#224;.
&lt;br /&gt;I Piani successivi, in particolare quelli disegnati dalla marina Inglese, che nel 1762 aveva conquistato temporaneamente l'Avana, vennero analogamente concepiti con un impianto militare.
&lt;br /&gt;Dal punto di vista architettonico, gli edifici vennero concepiti attorno a delle corti, secondo lo stile che la Spagna aveva acquisito dalla cultura moresca. Tale scelta venne a poco a poco accettata dalla popolazione locale, in quanto la tipologia a corte ben si adattava alle esigenze climatiche locali.
&lt;br /&gt;I cambiamenti significativi del primo periodo coloniale avvennero alla fine del XVIII Secolo, con la trasformazione della &lt;i&gt;Plaza de Armas&lt;/i&gt; nel principale centro civico dell'Avana e con la realizzazione di &lt;i&gt;promenades&lt;/i&gt; pubbliche, l'&lt;i&gt;Alameda de Paula&lt;/i&gt; e l'&lt;i&gt;Alameda de Extramuros&lt;/i&gt;.
&lt;br /&gt;Questi progetti contribuirono a rendere l'immagine della citt&#224; maggiormente simile alle mode europee: gli spazi creati per apprezzare la natura nella citt&#224; avevano aggiunto un ulteriore livello di significato all'Avana.
&lt;br /&gt;La trasformazione dell'antica piazza d'armi in uno spazio civico ebbe un effetto particolarmente forte sull'evoluzione del &lt;i&gt;genius loci&lt;/i&gt; della citt&#224;, giustapponendo dei nuovi imponenti palazzi barocchi accanto al &lt;i&gt;Royal Force Castle&lt;/i&gt;, di stile rinascimentale.
&lt;br /&gt;Nel XIX secolo l'Avana vide un periodo di prosperit&#224; e splendore, basati su una costante crescita economica, L'urbanistica coloniale lasciava il passo ad un'espansione urbana continua: istituzioni progressiste favorirono la costituzione di un ambienta aperto alla scienza e alla tecnologia, facendo s&#236; che Cuba si inserisse nell'economia mondiale, e l'Avana si adattasse a molteplici cambiamenti.
&lt;br /&gt;Un numero sempre maggiore di cittadini veniva a contatto con la &#8220;cultura&#8221;, costruendo cos&#236; un forte senso di identit&#224;. In architettura, il nuovo stile adottato fu il neoclassicismo, quasi ad esprimere un bisogno di ordine, razionalit&#224; e perfezione.
&lt;br /&gt;Il &lt;i&gt;Plan de Ensanche&lt;/i&gt; (1817-1819) del Colonnello-Ingegnere Antonio Mar&#237;a de la Torre proiett&#242; l'espansione della citt&#224; oltre le sue mura, articolandola lungo le vie di connessione della campagna alla citt&#224;.
&lt;br /&gt;Questo piano favor&#236; il &lt;i&gt;restyling&lt;/i&gt; delle arterie principali con porticati in stile Neoclassico, chiamati &lt;i&gt;calzadas&lt;/i&gt;, che divennero ben presto una delle caratteristiche pi&#249; distintive del paesaggio urbano dell'Avana, cos&#236; in contrasto con il carattere della citt&#224; &lt;i&gt;intra muros&lt;/i&gt;.
&lt;br /&gt;Le prime trasformazioni urbane in termini di scala e design vennero portate avanti durante il mandato del Governatore Miguel Tacon (1834-1838) il quale, anticipando i &lt;i&gt;boulevards&lt;/i&gt; parigini di Haussman, riusc&#236; a riformulare il paesaggio urbano dell'Avana con uno stile monumentale attraverso la costruzione di &lt;i&gt;avenues&lt;/i&gt; ampie e rettilinee, e camminamenti decorati con fontane e statue.
&lt;br /&gt;Nella prima met&#224; del XIX secolo, lungo la &lt;i&gt;Calzada del Cerro&lt;/i&gt;, la nascente borghesia costru&#236; una serie di ville Neoclassiche, chiamate &lt;i&gt;quintas&lt;/i&gt;, con giardini e portici anteriori che furono anche il modello per il nuovo distretto di &lt;i&gt;El Vedado&lt;/i&gt;, progettato da Luis Ybole&#243;n nel 1859.
&lt;br /&gt;Il piano di Ybole&#242;n enfatizza la simmetria, con una griglia regolare definite da &lt;i&gt;avenues&lt;/i&gt; a tre corsie, lungo le quali venivano edificati i lotti.
&lt;br /&gt;Gli edifici che affacciavano sulle &lt;i&gt;avenues&lt;/i&gt; avevano un giardino privato di 5 metri di profondit&#224;, ed un portico di 4 metri, entrambi a fungere da prima separazione tra gli spazi pubblici e privati.
&lt;br /&gt;Questa soluzione assicurava la privacy e al contempo dava vita ad un'estetica urbana ben definita. Lungo la &lt;i&gt;Alameda de Extramuros&lt;/i&gt;, poi rinominata in &lt;i&gt;Paseo de Isabel II&lt;/i&gt;, a seguito delle ordinanze del 1861, aprirono ristoranti, caff&#232; all'aperto e teatri. Le stesse ordinanze regolarono i nuovi Distretti del Ring of Havana (The Walls Subdivision), sviluppati dall'ingegnere militare Juan Bautista Ordu&#241;a nel 1865, dopo la demolizione delle mura avvenuta nel 1863, ad imitazione dei modelli metropolitani europei.
&lt;br /&gt;El Vedado e The Walls district hanno segnato la nascita dell'urbanistica moderna dell'Havana. Ancora, lo sviluppo nel 1901 del &lt;i&gt;Malec&#243;n&lt;/i&gt;, da parte degli ingegneri statunitensi Mead and Whitney, ridisegn&#242; il waterfront dell'Avana, divenendo un boulevard esemplare per riaffermare la capacit&#224; della citt&#224; di riappropriarsi del suo &lt;i&gt;genius loci&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;p&gt;*&lt;i&gt;Traduzione di Alessandra Fidanza.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
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		<title>Havana, porta del nuovo mondo</title>
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		<dc:subject>L'Avana</dc:subject>

		<description>L'Avana &#232; una metropoli caraibica a forte influenza mediterranea, che si &#232; risparmiata la fase di rinnovamento urbano globale e sovrasviluppo della seconda met&#224; del XX secolo. Ancora oggi, la citt&#224; mantiene intatta la sua impronta urbana tradizionale. Il suo spirito unico e affascinante risiede non solo nelle ben note qualit&#224; della sua musica e del suo ritmo, della vivace vita di strada e dell'ambiente disteso, ma anche nella sua architettura. Purtroppo la giustapposizione armoniosa di (...)

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		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;L'Avana &#232; una metropoli caraibica a forte influenza mediterranea, che si &#232; risparmiata la fase di rinnovamento urbano globale e sovrasviluppo della seconda met&#224; del XX secolo.
&lt;br /&gt;Ancora oggi, la citt&#224; mantiene intatta la sua impronta urbana tradizionale.
&lt;br /&gt;Il suo spirito unico e affascinante risiede non solo nelle ben note qualit&#224; della sua musica e del suo ritmo, della vivace vita di strada e dell'ambiente disteso, ma anche nella sua architettura.
&lt;br /&gt;Purtroppo la giustapposizione armoniosa di differenti stili architettonici, che si &#232; stratificata nel corso dei secoli vedendo anche interventi di architetti di fama mondiale, &#232; oggi minacciata da crescita incontrollata, abusivismo, sprawl.
&lt;br /&gt;Per tale ragione &#232; stato concepito un Master Plan che avesse l'obiettivo di conservare lo spirito della citt&#224; e le sue eredit&#224; storica, urbana ed edilizia, e al contempo favorisse il futuro sviluppo urbano dell'Avana in maniera compatibile con la sua storia, i suoi paesaggi, e le peculiarit&#224; dei suoi cittadini.
&lt;br /&gt;Il Master Plan tiene conto della predisposizione dell'Avana ad un cambiamento intelligente e ad un rinnovamento volto allo sviluppo sostenibile, che riconcili i bisogni umani con gli imperativi ecologici, e preveda la sopravvivenza dello spirito autentico della citt&#224;, un contesto urbano con una forte identit&#224; culturale.&lt;/p&gt; &lt;h3 class=&quot;spip&quot;&gt;Una metropoli caraibica in espansione&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Dagli inizi del XX secolo la speculazione terriera, associata ad una mancanza di un effettivo controllo urbanistico, fece s&#236; che l'Avana crescesse indiscriminatamente, favorendo lo &lt;i&gt;sprawl&lt;/i&gt; e la perdita del suo carattere distintivo di &lt;i&gt;mixit&#233;&lt;/i&gt; di usi pubblici e privati.
&lt;br /&gt;Nacquero cos&#236; nuovi sobborghi nella periferia ovest, influenzati principalmente dal modello USA basato sull'uso dell'auto privata. Si contarono numerosi piani urbanistici, redatti da architetti locali, che, pur tentando di sopperire alla scarsit&#224; di spazi verdi e al crescente traffico dovuto alla mancanza di infrastrutture, non ebbero seguito.
&lt;br /&gt;In aree centrali dell'Avana, come il &lt;i&gt;Paseo del Prado&lt;/i&gt; e la zona del &lt;i&gt;Parque Central&lt;/i&gt;, vennero eretti nuovi edifici di rappresentanza per i diversi gruppi regionali spagnoli, e vennero impiegate nuove tecniche costruttive importate dagli Usa, come le strutture in cemento armato e in acciaio. La scala di questi edifici non si rapportava al tessuto edilizio esistente, creando cos&#236; degli impatti notevoli sul paesaggio urbano.
&lt;br /&gt;Nel 1926 il Governo cubano commission&#242; un piano di abbellimento della citt&#224; al paesaggista francese J. C. N. Forestier. Questi bas&#242; il suo piano su una rete di &lt;i&gt;boulevards&lt;/i&gt; rettilinei per decongestionare il traffico e plasmare una nuova immagine monumentale dell'Avana attraverso la connessione fisica e visiva dei nodi pi&#249; importanti.
&lt;br /&gt;Malgrado il piano di Forestier venne realizzato solo parzialmente, entro il 1930 l'Avana era gi&#224; una metropoli caraibica in espansione, con un centro compatto, una cintura urbana ben definita e un paesaggio urbano distintivo e vitale, a riaffermare l'antico spirito dei luoghi.
&lt;br /&gt;Il boom economico favor&#236; Cuba dalla II Guerra Mondiale sino agli anni &#8216;50. &lt;br /&gt;L'Avana in quel periodo brill&#242; per l'eccellenza nel campo dell'architettura e dell'edilizia, e ospit&#242; un'&#233;lite internazionale di architetti che visitarono e tennero conferenze in citt&#224;, tra cui Gropius, Neutra, Mies van der Rohe and Philip Johnson.
&lt;br /&gt;Purtroppo non mancavano alcune minacce all'integrit&#224; della citt&#224;. Il National Planning Board, creato nel 1955, commission&#242; alla Town Planning Associates di Josep Llu&#237;s Sert la redazione di un nuovo piano urbanistico, che purtroppo neg&#242; l'eredit&#224; e lo spirito originali dell'Avana, prevedendo un'isola artificiale con hotel e casino per gli americani nel Malec&#242;n. Se fosse stata costruita, avrebbe avuto un effetto negativo sullo spirito dell'Avana, e prodotto un cambiamento del waterfront.
&lt;br /&gt;Dopo la rivoluzione del 1959, venne interrotto lo sviluppo urbano dell'Avana, per favorire lo sviluppo del resto della nazione.
&lt;br /&gt;I master plans sviluppati dalle agenzie di pianificazione statale negli anni &#8216;60 e &#8216;70 del novecento furono una mera trasposizione dei programmi sociali ed economici del Governo, e importarono a Cuba gli stereotipi architettonici dei prefabbricati dell'Europa dell'Est, incompatibili con il contesto urbano esistente.
&lt;br /&gt;Queste nuove tecniche erano probabilmente una soluzione rapida alla carenza di alloggi, e vennero impiegate in diverse zone dell'Avana, causando delle radicali trasformazioni nel tessuto esistente, la cui griglia tradizionale venne a poco a poco cancellata.
&lt;br /&gt;Ci fu un incremento dello &lt;i&gt;sprawl&lt;/i&gt;, dovuto alla nascita di nuovi sobborghi-satellite, seguendo gli esempi negativi dell'urbanistica internazionale.
&lt;br /&gt;Queste nuove espansioni non prevedevano una diversificazione degli usi, mancavano di spazi pubblici e aree verdi, e non avevano alcuna connessione con il resto della citt&#224;.
&lt;br /&gt;I problemi dell'espansione edilizia, dei trasporti e delle infrastrutture non vennero all'epoca adeguatamente considerati, e rimangono un grave problema ancora ai nostri giorni.
&lt;br /&gt;Le costruzioni dell'epoca non avevano delle dimensioni esagerate, ed in un certo qual modo non causarono la perdita dello spirito autentico dei luoghi.
&lt;br /&gt;La caduta dell'Unione Sovietica alla fine degli anni 80 port&#242; un'ondata di investimenti esteri a Cuba, e conseguentemente nuovi progetti edilizi al di fuori della zona centrale dell'Avana.
&lt;br /&gt;Accadde nuovamente che questi piani ignorassero il carattere misto della citt&#224;, creando cos&#236; delle zone &#8220;morte&#8221; attraverso la segregazione delle funzioni. &lt;br /&gt;Questi nuovi progetti, alla maniera dell'architettura americana del XX secolo &#8211; lo stile degli hotel di Miami- crearono un ambiente ostile all'identit&#224; culturale locale: sorsero edifici a &lt;i&gt;curtain walls&lt;/i&gt; e con soffitti bassi, privi di logge e frangisole a proteggere dal caldo in maniera naturale, senza bisogno di aria condizionata.
&lt;br /&gt;Questi edifici non tengono in considerazione la peculiarit&#224; dei luoghi, e sono totalmente scollegati dalla realt&#224; climatica, economica, sociale e culturale di Cuba.
&lt;br /&gt;L'impatto di questi interventi scellerati intacca direttamente lo spirito dell'Avana, e questo pu&#242; diventare irreversibile nell'immediato futuro se Cuba viene assimilata in una nuova economia di mercato: molti progetti come questi potrebbero sorgere a seguito di investimenti stranieri.&lt;/p&gt; &lt;h3 class=&quot;spip&quot;&gt;La speranza del ritorno&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Lo spirito unico e affascinante dell'Avana &#232; una celebrazione di urbanistica e architettura, in continuo movimento, in connessione con le altre citt&#224; del mondo e al contempo con una sua forte identit&#224; urbana.
&lt;br /&gt;Malgrado la citt&#224; abbia visto una crescita importante durante il XX secolo, le &#232; stata risparmiata la fase di rinnovamento urbano globale e sovrasviluppo della seconda met&#224; del secolo scorso. L'Avana ha mantenuto la sua personalit&#224; originaria, ed &#232; ora pronta per un cambiamento intelligente ed un rinnovamento in armonia con i principi dello sviluppo sostenibile.
&lt;br /&gt;Pensando a come far rivivere dei luoghi unici, si possono apprendere delle lezioni importanti guardando al loro passato e mettendosi in connessione con il loro spirito.
&lt;br /&gt;Un gruppo di architetti cubani, diretti da chi scrive, ha progettato un Master Plan volto a preservare lo spirito della citt&#224; e la sua eredit&#224; storica, urbana e architettonica, incoraggiando il suo futuro sviluppo economico urbano.
&lt;br /&gt;Il piano esprime una visione indipendente dalle scelte governative e dalle indicazioni ufficiali delle agenzie di pianificazione. Esso guarda al futuro dell'Avana restando al contempo fedele alla sua storia, alle idiosincrasie della sua gente, al suo paesaggio.
&lt;br /&gt;Per la prima volta, un piano ha uno sguardo olistico e si articola sia a livello della pianificazione che del design urbano, dando continuit&#224; alle tradizioni urbane dell'Avana mentre cerca di creare un'immagine moderna.
&lt;br /&gt;Il piano si basa su dieci concetti chiave:&lt;/p&gt; &lt;ol class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;li&gt; La rivitalizzazione del Waterfront: un waterfront definisce una citt&#224;&lt;/li&gt;&lt;li&gt; Il rafforzamento della struttura policentrica dell'Avana&lt;/li&gt;&lt;li&gt; L'aumento dello spazio pubblico&lt;/li&gt;&lt;li&gt; Un nuovo sistema di trasporto pubblico&lt;/li&gt;&lt;li&gt; Il miglioramento delle infrastrutture&lt;/li&gt;&lt;li&gt; Mixed-use&lt;/li&gt;&lt;li&gt; L'integrazione culturale e sociale&lt;/li&gt;&lt;li&gt; Il recupero delle tradizionali &lt;i&gt;Calzadas&lt;/i&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt; L'aumento delle aree verdi&lt;/li&gt;&lt;li&gt; L'Urban Infill&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;
&lt;p&gt;Il progetto prevede la riqualificazione del waterfront con dei &lt;i&gt;boulevards&lt;/i&gt; affacciati sul mare, delle piazze, dei parchi urbani e delle passeggiate che contribuiranno a creare nuovi scorci e un ambiente urbano favorevole ai pedoni anzich&#233; alle automobili.
&lt;br /&gt;Lo scopo &#232; quello di far vivere gli spazi aperti, favorendo l'integrazione culturale: la gente pu&#242; incontrarsi, rilassarsi all'aperto e approfittare della vita cittadina. Gli spazi pubblici saranno luoghi di qualit&#224; che ospiteranno installazioni artistiche, dove correre, passeggiare, guardare il tramonto, per dare vita ad una comunit&#224; sostenibile.
&lt;br /&gt;Il piano prevede la realizzazione di un nuovo sistema di trasporto pubblico, che segua la linea della costa e corra parallelamente al Malec&#243;n, attualmente soffocato dal traffico, lasciando quindi la sede attuale completamente pedonale, dando affaccio sul waterfront.
&lt;br /&gt;La strategia si articola sulla topografia esistente del &lt;i&gt;reef&lt;/i&gt;, e crea una zona di &lt;i&gt;buffer&lt;/i&gt; per bilanciare l'innalzamento del livello del mare dovuto al riscaldamento globale.
&lt;br /&gt;Queste zone servirebbero anche per proteggere le zone pi&#249; antiche dell'Avana dall'aerosol marino.&lt;/p&gt; &lt;h3 class=&quot;spip&quot;&gt;Il carattere policentrico&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Il piano presenta un'alternativa ecologica alla sub-urbanizzazione, rafforzando il carattere policentrico della citt&#224; ed incrementando la dotazione di spazi verdi. Per ridurre lo &lt;i&gt;sprawl&lt;/i&gt;, viene previsto il recupero delle arterie commerciali tradizionali, le &lt;i&gt;calzadas&lt;/i&gt;, dove la vita cittadina &#232; pi&#249; vibrante. In termini ambientali, il piano prevede la bonifica dei fiumi e dell'area portuale esistente, trasformando il porto industriale dismesso in un'area sportiva attrezzata.
&lt;br /&gt;Questo principio pu&#242; essere applicato ad altre aree della citt&#224;. Dal 2007 al 2011 hanno avuto luogo quattro &lt;i&gt;charrettes&lt;/i&gt; internazionali, che si sono concentrate sulla pianificazione del porto, la cui riqualificazione potrebbe servire come modello per il resto della citt&#224;.
&lt;br /&gt;Il MasterPlan punta molto sul &lt;i&gt;mixed use&lt;/i&gt;, caratteristica tipica dell'Avana tradizionale, e vuole rafforzare le identit&#224; dei diversi distretti, bilanciando anche la densit&#224; dei centri tradizionali, dove il commercio &#232; molto importante.
&lt;br /&gt;L'&lt;i&gt;Urban Infill&lt;/i&gt; comprende la creazione di due sobborghi principali, &lt;i&gt;Vistamar&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;Habanamar&lt;/i&gt;, con loro centralit&#224; e spazio per circa un milione di nuovi alloggi per rispondere alle esigenze abitative contemporanee.
&lt;br /&gt;Si favoriranno le connessioni regionali, donando a queste zone delle caratteristiche legate alla geografia dei luoghi, alla loro storia e alla loro cultura. &lt;br /&gt;Il Master Plan per l'Avana del XXI secolo aspira al miglioramento estetico e culturale della citt&#224;, dove la popolazione possa vivere, lavorare e divertirsi: una citt&#224; contemporanea che rispetti lo spirito dei luoghi, i suoi valori e la sua eredit&#224; culturale.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>5. Cuba</title>
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		<dc:subject>Una finestra su in Home page</dc:subject>
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		<dc:subject>Nella lista delle rubriche</dc:subject>

		<description>L'Avana ha intrapreso una nuova fase di pianificazione e sviluppo urbano. Un gruppo di architetti cubani, guidati da J. C. P&#233;rez, sta disegnando dal 2007 un Master Plan per tre milioni di abitanti, pur preservando l'eredit&#224; storico-artistica e le radici sociali e culturali, mortificate dai piani precedenti, e proponendo una nuova vision il futuro. Inoltre, la proposta ridisegna i tessuti del waterfront, cerca una coerenza tra usi pubblici e privati degli spazi, migliora la vita quotidiana con (...)

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 <content:encoded>&lt;img class='spip_logos' alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; src=&quot;http://www.urbanisticainformazioni.it/local/cache-vignettes/L150xH100/arton123-f8aa8.jpg&quot; width='150' height='100' style='height:100px;width:150px;' /&gt;
		&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;L'Avana ha intrapreso una nuova fase di pianificazione e sviluppo urbano. Un gruppo di architetti cubani, guidati da J. C. P&#233;rez, sta disegnando dal 2007 un Master Plan per tre milioni di abitanti, pur preservando l'eredit&#224; storico-artistica e le radici sociali e culturali, mortificate dai piani precedenti, e proponendo una nuova vision il futuro. Inoltre, la proposta ridisegna i tessuti del waterfront, cerca una coerenza tra usi pubblici e privati degli spazi, migliora la vita quotidiana con spazi aperti, verde pubblico, parchi attrezzati. Nella proposta &#232; presente una forte componente ecologica che si pone in continuit&#224; con il carattere policentrico dell'urbanizzazione storica. Due sobborghi ospiteranno le espansioni, contrastando lo sprawl incontrollato. Il disegno degli spazi periferici &#232; la verifica dei presupposti di mixit&#233;, trasporto metropolitano. Per la prima volta, una visione a lungo termine sostiene la connettivit&#224; degli spazi e un layout urbano continuo.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>4. Antonio_Milano_02_04_2001</title>
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		<dc:subject>Aperture</dc:subject>
		<dc:subject>Nella lista delle rubriche</dc:subject>
		<dc:subject>Nascondi il logo</dc:subject>
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		<dc:subject>Apertura solo logo in Home page</dc:subject>
		<dc:subject>Milano</dc:subject>

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		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;&lt;span class='spip_document_233 spip_documents spip_documents_left' style='float:left; width:500px;'&gt;
&lt;img src='http://www.urbanisticainformazioni.it/local/cache-vignettes/L500xH625/Antonio_Milano_02_04_2001-b4439.png' width='500' height='625' alt=&quot;&quot; style='height:625px;width:500px;' /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>3. Intervista a Ilda Curti, Assessore all'Urbanistica del Comune di Torino</title>
		<link>http://www.urbanisticainformazioni.it/Intervista-a-Ilda-Curti-Assessore.html</link>
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		<dc:creator>Saccomani</dc:creator>


		<dc:subject>Aperture</dc:subject>
		<dc:subject>12</dc:subject>
		<dc:subject>Nella lista delle rubriche</dc:subject>
		<dc:subject>Agenda</dc:subject>
		<dc:subject>Apertura solo testo in Home page</dc:subject>

		<description>Di fronte ai processi di trasformazione e di &#8220;metropolizzazione&#8221; che hanno investito molte citt&#224; italiane, e certamente anche l'area torinese, che cosa pensa della necessit&#224; di allargare il campo di competenza dei piani urbanistici, uscendo dall'anacronistico confine amministrativo comunale e affrontando nel suo complesso il territorio della metropolizzazione, e come la sua amministrazione si propone di affrontare questa tematica. Concordo sulla necessit&#224; di individuare nuovi paradigmi (...)

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		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Di fronte ai processi di trasformazione e di &#8220;metropolizzazione&#8221; che hanno investito molte citt&#224; italiane, e certamente anche l'area torinese, che cosa pensa della necessit&#224; di allargare il campo di competenza dei piani urbanistici, uscendo dall'anacronistico confine amministrativo comunale e affrontando nel suo complesso il territorio della metropolizzazione, e come la sua amministrazione si propone di affrontare questa tematica.&lt;/strong&gt;
&lt;br /&gt;Concordo sulla necessit&#224; di individuare nuovi paradigmi concettuali per interpretare la trasformazione che ha investito i territori metropolitani ed anche l'area torinese. Nel caso di quest'ultima negli ultimi anni emerge una ormai consolidata organizzazione policentrica del territorio, con una minor dipendenza dalla citt&#224; centrale. Ci&#242; non toglie che, soprattutto nei territori di frangia, quelli su cui &#232; probabilmente pi&#249; necessario concentrare l'azione, possano generarsi situazioni di competizione che vanno affrontate con pragmatismo e attraverso forme e strumenti di cooperazione. La situazione del territorio &#232; tale che rinchiudersi entro confini amministrativi ottocenteschi, quali quelli comunali, rende impossibile affrontare i problemi di un territorio in cui le interazioni economiche e sociali sono molto forti.
&lt;br /&gt;Ci vuole, per&#242;, un forte pragmatismo, occorre individuare temi concreti su cui sviluppare processi cooperativi, senza aspettare soluzioni di architettura istituzionale quali la Citt&#224; metropolitana ex lege 142/90. Sono passati vent'anni senza che la Citt&#224; Metropolitana abbia visto la luce: se ci si concentra ancora sulla ricerca di soluzioni puramente istituzionali, si rischia di non raggiungere l'obiettivo. Il tema Provincia s&#236;/no si inscrive nella questione dell'architettura istituzionale, che non appare il tema centrale, mentre l'esistenza di un Piano provinciale pu&#242; essere la cornice entro cui collocare processi cooperativi.
&lt;br /&gt;Negli anni passati, nonostante esperienze di cooperazione in alcuni settori (ad esempio la mobilit&#224;) e tentativi di istituire nuove forme di governance sviluppate all'interno del processo di pianificazione strategica, &#232; in parte mancata, in particolare da parte della citt&#224; di Torino, una sufficiente consapevolezza dell'importanza e del'imprescindibilit&#224; di procedere lungo questa strada. La maggior capacit&#224; politica ed economica del capoluogo ha reso in alcuni casi difficile e faticoso il processo di cooperazione. Oggi le cose sono cambiate: c'&#232; nell'amministrazione del capoluogo e di molti comuni dell'area una maggiore consapevolezza ed una chiara condivisione della necessit&#224; di superare spinte competitive per istituire forme di cooperazione, costruire modalit&#224; e strumenti operativi comuni, pena la difficolt&#224; e talvolta l'impossibilit&#224; di rispondere ai problemi che un'area come quella torinese deve affrontare. &lt;br /&gt;Non va dimenticato che oggi il tema non &#232; quello della competizione interna all'area quanto quello del confronto fra l'area nel suo insieme ad altre realt&#224; territoriali nazionali ed internazionali: l'esempio che si pu&#242; citare &#232; quello della comunit&#224; lionese, che proprio perch&#233; comunit&#224; di pi&#249; comuni si presenta al confronto con ben altra forza. La nuova amministrazione sta cercando di muoversi in questa direzione, sfruttando le occasioni che si presentano per la costruzione ci rapporti cooperativi. Un esempio &#232; la candidatura di Torino al bando europeo Smart City, che potrebbe portare alla citt&#224; e alla sua area risorse importanti. Nel processo di costruzione della candidatura &#232; entrata, ad esempio, l'Unione dei Comuni dell'area nord-est Torino, ma altri potrebbero essere coinvolti &lt;sup&gt;&lt;a href='#nb1' class='spip_note' rel='footnote' title='I Comuni di Borgaro, Caselle, San Benigno, San Mauro, Settimo e Volpiano (...)' id='nh1'&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;. Ad un altro livello come esempio concreto di cooperazione pu&#242; essere citato il caso della futura stazione di attestamento della linea 1 della Metropolitana che modificher&#224; dal punto di vista funzionale e morfologico un luogo periferico come la piazza Bengasi posta a cavallo del confine Torino-Moncalieri.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;In che misura temi, quali la rete della mobilit&#224;, il contenimento del consumo di suolo, la sostituzione dei tessuti pi&#249; degradati con interventi di densificazione, la costruzione di nuove centralit&#224; che polarizzino il territorio metropolizzato, il problema di vitalizzare le periferie, l'attenzione alle problematiche energetiche, caratterizzano il territorio della sua citt&#224; e quali le politiche che si intendono attivare.&lt;/strong&gt;
&lt;br /&gt;Negli ultimi anni Torino ha molto lavorato sul tema della mobilit&#224; e delle reti di trasporto: &#232; stata costruita la linea 1 della Metropolitana, il cui prolungamento fino a piazza Bengasi &#232; oggi in fase di progettazione, ed &#232; allo studio una seconda linea di Metropolitana. La rete ha oggi una dimensione metropolitana ed &#232; gestita, appunto, dall'Agenzia Mobilit&#224; Metropolitana Torino &lt;sup&gt;&lt;a href='#nb2' class='spip_note' rel='footnote' title='L'Agenzia &#232; stata costituita nel 2003 ed ha la forma di un Consorzio di Enti (...)' id='nh2'&gt;2&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;.
&lt;br /&gt;Il tema del consumo di suolo tocca in misura minore il comune di Torino, la cui area &#232; da tempo fortemente urbanizzata. Le trasformazioni urbane, anche consistenti, avvenute negli ultimi anni sono avvenute quasi esclusivamente attraverso la sostituzione di tessuti gi&#224; edificati, spesso degradati, nella maggior parte aree industriali dismesse. Il tema tocca invece molto il resto dell'area metropolitana dove le continue addizioni edilizie hanno portato ad un forte consumo di suolo, come indicato dal Piano della Provincia che ha fra i suoi obiettivi la limitazione di tale consumo. Sul tema si giocano anche problemi di competizione fra Comuni che si sono recentemente accesi: il riferimento &#232; all'ipotesi di un nuovo insediamento commerciale dell'Ikea, proposto in un Comune dell'area sud su un territorio a destinazione agricola, avversato dalla Provincia in nome della limitazione del consumo di suolo agricolo, e per il quale altri comuni dell'area si stanno proponendo e proponendo possibili localizzazioni, ad esempio il riuso di aree industriali.
&lt;br /&gt;Il tema della costruzione di nuove centralit&#224; &#232; un tema rilevante purch&#233; ci si intenda sul modo di concepire le nuove centralit&#224;. Spesso l'idea di costruire nuove centralit&#224; &#232; quella di introdurre nuove infrastrutture in luoghi talvolta periferici, di creare nuove polarit&#224; con un'azione dall'alto. Operazioni di questo tipo si sono sviluppate non solo in Italia ma anche nel resto d'Europa, spesso utilizzando fondi europei. Da questo punto di vista nell'azione della UE &#232; rilevabile anche una certa schizofrenia: finanziamenti per operazioni di infrastrutturazione di questa natura accanto a programmi come il programma Urban che seguivano logiche di rigenerazione urbana di tutt'altra natura. Viene citato come esempio il caso di Saint Denis nella &lt;i&gt;banlieu&lt;/i&gt; parigina. Creare nuove centralit&#224; deve essere invece un processo che non parte dall'alto, ma dalle risorse presenti nei luoghi e si sviluppa con la partecipazione di chi in quei luoghi vive. Viene citato il caso del quartiere San Salvario in cui una serie di interventi frutto di un processo anche di ascolto e di partecipazione ha fatto uscire il quartiere da una situazione di degrado ed anche di conflitti e gli ha ridato una centralit&#224; &lt;sup&gt;&lt;a href='#nb3' class='spip_note' rel='footnote' title='Il quartiere San Salvario &#232; un quartiere centrale, vicino alla stazione di (...)' id='nh3'&gt;3&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;. Un altro esempio &#232; la cascina Roccafranca, una cascina nella periferia sud della citt&#224;, che &#232; stata ristrutturata nell'ambito degli interventi del programma Urban e che &#232; diventata un centro estremamente vitale per tutto il quartiere. &lt;br /&gt;Il comune di Torino ha una ormai lunga tradizione ed esperienza nel campo delle politiche di rigenerazione urbana concepite secondo una logica simile a quella di Urban &lt;sup&gt;&lt;a href='#nb4' class='spip_note' rel='footnote' title='L'Assessore Curti &#232; al suo secondo mandato: nella Giunta precedente ricopriva (...)' id='nh4'&gt;4&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;. Per&#242; le esperienze sono state rivolte soprattutto alla periferia, mentre parallelamente altre politiche di riqualificazione urbana con altri obiettivi toccavano le parti pi&#249; centrali della citt&#224;. Si tratta di politiche parallele, dettate da esigenze diverse, che, per&#242;, non sempre si sono incontrate&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Sul tema delle risorse molti indicano che dovr&#224; essere ripensato un nuovo sistema di fiscalit&#224; locale in grado di affrontare le questioni strutturali delle trasformazioni territoriali, in primo luogo quella della ridistribuzione sociale della rendita, per consentire la costruzione della citt&#224; pubblica e continuare a garantire standard e servizi. Quali sono orientamenti e le azioni che andrete ad intraprendere.&lt;/strong&gt;
&lt;br /&gt;E' difficile parlare di fiscalit&#224; locale in una situazione in cui, dopo quattro mesi di governo la vera preoccupazione dell'amministrazione &#232; come fare per evitare di tagliare i servizi, in un momento in cui la loro presenza &#232; essenziale per la vita di molte persone. Tutto il dibattito sul federalismo fiscale e sulla fiscalit&#224; locale per ora ha solamente portato le amministrazioni locali a dover agire non a favore ma contro i loro stessi cittadini. Il tema della redistribuzione sociale della rendita a favore della costruzione della citt&#224; pubblica e dei servizi, connesso anche ad un nuovo sistema di fiscalit&#224;, &#232; un tema che l'emergenza attuale non ha ancor consentito di affrontare.
&lt;br /&gt;Dal punto di vista del far contribuire i privati ad interventi materiali, ma anche immateriali che migliorino la situazione di area urbane toccate dalle trasformazioni, pu&#242; essere ricordata un'esperienza interessante svolta in Spina 3, una delle pi&#249; grandi trasformazioni urbane definite dal Piano regolatore del 1995 e ancora in parte in fase di realizzazione. Si tratta di un nuovo quartiere sorto su aree industriali dismesse, in cui al momento dell'insediamento degli abitanti si sono determinate condizioni di disagio, soprattutto per la mancanza di molti servizi, previsti ma non ancora realizzati. La Citt&#224; di Torino ha quindi promosso la costituzione di un comitato di scopo che, finanziato direttamente dai costruttori con un simbolico euro a metro quadro costruito, si &#232; occupato di accompagnare l'ingente processo di trasformazione affiancando sia gli attori della trasformazione sia e soprattutto nuovi e vecchi abitanti del territorio a creare e consolidare un nuovo &#8220;pezzo&#8221; di citt&#224;. Questa esperienza che introduce a tutti gli effetti il concetto di &#8220;onere di urbanizzazione sociale&#8221; potrebbe essere riproposta in altre situazioni fin dall'inizio delle trasformazioni, una sorta di piano di accompagnamento sociale finanziato da chi dalla trasformazione trae utili e gestito da una vigorosa regia pubblica.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Come la nuova amministrazione pensa di muoversi in tema di politica urbanistica a 16 ani dall'approvazione del Piano, dopo un'esperienza di pianificazione strategica ormai giunta al termine, mentre sono in fase di avvio progetti di trasformazione rilevanti come la variante 200 al Prg &lt;sup&gt;&lt;a href='#nb5' class='spip_note' rel='footnote' title='La Variante 200 riguarda un intero quadrante urbano, quello nord-est, in (...)' id='nh5'&gt;5&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;.&lt;/strong&gt;
&lt;br /&gt;C'&#232; un aspetto da ricordare: le grandi trasformazioni urbane devono essere affrontate con una forte regia pubblica; potranno richiedere accordi pubblico-privato - come nel caso della variante citata, magari risolvendo attraverso questi il problema delle risorse, ma non possono essere pensati solo come un modo per fare cassa: la regia pubblica non &#232; appaltabile. Una forte regia pubblica richiede, ovviamente, autorevolezza e legittimit&#224;, e queste derivano anche da processi di partecipazione e di coinvolgimento allargato.
&lt;br /&gt;Torino ha vissuto una fase irripetibile, lo stesso processo di &lt;i&gt;governace&lt;/i&gt; che era stato costruito nella fase della pianificazione strategica, si &#232; sfilacciato. Oggi &#232; necessario porsi il problema di definire nuove linee di indirizzo per l'urbanistica e la trasformazione della citt&#224;: se queste porteranno ad un nuovo Prg, o ad una sostanziale revisione di quello esistente, non &#232; una questione rilevante. La questione rilevante &#232; come ci si arriva, come si arriva a definire una nuova visione del futuro della citt&#224;. Perch&#233; la questione &#232;, appunto, definire una nuova idea di futuro. La situazione &#232; fortemente cambiata sotto tutti i profili. Gli stessi operatori privati, che hanno lavorato alle trasformazioni urbanistiche ed edilizie negli ultimi anni, si troveranno in un mercato molto cambiato, dove gli utenti saranno giovani, precari, spesso senza lavoro, non in grado di accedere ai prodotti da loro realizzati. Definire una visione del futuro della citt&#224; richiede un coinvolgimento molto allargato delle forze sociali, che porti ad una visione largamente condivisa, in sostanza richiede l'avvio di un nuovo processo di &lt;i&gt;governance&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;hr /&gt;
		&lt;div class='rss_notes'&gt;&lt;p&gt;[&lt;a href='#nh1' id='nb1' class='spip_note' title='Note 1' rev='footnote'&gt;1&lt;/a&gt;] I Comuni di Borgaro, Caselle, San Benigno, San Mauro, Settimo e Volpiano hanno dato vita all'Unione dei Comuni dell'area nord-est Torino, che si pone come obiettivo primario la gestione associata e coordinata di servizi comunali.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;[&lt;a href='#nh2' id='nb2' class='spip_note' title='Note 2' rev='footnote'&gt;2&lt;/a&gt;] L'Agenzia &#232; stata costituita nel 2003 ed ha la forma di un Consorzio di Enti Locali, cui partecipano oltre al comune di Torino, la Regione Piemonte, la provincia di Torino, e 31 Comuni dell'are metropolitana&lt;/p&gt; &lt;p&gt;[&lt;a href='#nh3' id='nb3' class='spip_note' title='Note 3' rev='footnote'&gt;3&lt;/a&gt;] Il quartiere San Salvario &#232; un quartiere centrale, vicino alla stazione di Porta Nuova, che &#232; stato un luogo concentrazione gli immigrati extracomunitari, e in cui si sono determinate condizioni di degrado e di conflitto.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;[&lt;a href='#nh4' id='nb4' class='spip_note' title='Note 4' rev='footnote'&gt;4&lt;/a&gt;] L'Assessore Curti &#232; al suo secondo mandato: nella Giunta precedente ricopriva il ruolo di Assessore alla Rigenerazione Urbana e in quanto tale ha gestito molte delle iniziative che hanno caratterizzato Torino nel campo della rigenerazione urbana delle periferie dalla seconda met&#224; degli anni '90. Ancora prima aveva gestito il Progetto Pilota Urbano &quot;The Gate&quot;, finanziato dalla Comunit&#224; Europea, che ha sviluppato un processo di rigenerazione economica e sociale in un'area da sempre problematica, quella del grande mercato all'aperto di Porta Palazzo.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;[&lt;a href='#nh5' id='nb5' class='spip_note' title='Note 5' rev='footnote'&gt;5&lt;/a&gt;] La Variante 200 riguarda un intero quadrante urbano, quello nord-est, in cui sono previste interventi di trasformazione importanti su uno scalo ferroviario da tempo abbandonato, e il riutilizzo di una trincea ferroviaria non pi&#249; in uso per la realizzazione di una parte della seconda linea di metropolitana.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;p&gt;* L'intervista &#232; stata svolta il 29 settembre 2011 e non &#232; stata registrata. Il testo &#232; stato steso da Silvia Saccomani e rivisto dall'Assessore.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
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	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>2. Disastri territoriali e urbanistica</title>
		<link>http://www.urbanisticainformazioni.it/Disastri-territoriali-e.html</link>
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		<dc:creator>Viviani</dc:creator>


		<dc:subject>Aperture</dc:subject>
		<dc:subject>Nella lista delle rubriche</dc:subject>
		<dc:subject>... si discute:</dc:subject>
		<dc:subject>Apertura solo testo in Home page</dc:subject>

		<description>Le ultime alluvioni che hanno colpito il Nord e Centro Italia chiedono in primo luogo una decisa coesione istituzionale, politica, culturale e sociale, che vada oltre la ricerca delle singole responsabilit&#224; per le quali, peraltro, sono impegnati gli organi a ci&#242; competenti. I fattori che vanno considerati sono almeno due: l'eccezionalit&#224; dell'evento (la calamit&#224; naturale), lo stato dei territori colpiti dall'evento eccezionale. Il termine eccezionalit&#224; deve legarsi a quello del rischio, (...)

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		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Le ultime alluvioni che hanno colpito il Nord e Centro Italia chiedono in primo luogo una decisa coesione istituzionale, politica, culturale e sociale, che vada oltre la ricerca delle singole responsabilit&#224; per le quali, peraltro, sono impegnati gli organi a ci&#242; competenti.
I fattori che vanno considerati sono almeno due:
&lt;br /&gt;&lt;img src='http://www.urbanisticainformazioni.it/local/cache-vignettes/L9xH9/uldot-ebeb0.gif' alt='-' width='9' height='9' style='height:9px;width:9px;' /&gt; l'eccezionalit&#224; dell'evento (la calamit&#224; naturale),
&lt;br /&gt;&lt;img src='http://www.urbanisticainformazioni.it/local/cache-vignettes/L9xH9/uldot-ebeb0.gif' alt='-' width='9' height='9' style='height:9px;width:9px;' /&gt; lo stato dei territori colpiti dall'evento eccezionale.
&lt;br /&gt;Il termine eccezionalit&#224; deve legarsi a quello del rischio, mentre lo stato dei territori chiede anche la riformulazione della categoria dell'eccezionalit&#224;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Andiamo con ordine.
&lt;br /&gt;Non mancano, nel nostro Paese, leggi per il governo del territorio e leggi a tutela dell'ambiente, alle quali corrispondono strumenti (piani, politiche, programmi) in capo a diversi Enti competenti (Stato, Regioni, Province, Comuni). Fra queste, non mancano apposite leggi in materia di difesa del suolo, a partire dal ceppo normativo nazionale che risale al primo Novecento, fino ai pi&#249; recenti testi comunitari e alle disposizioni statali e regionali.
&lt;br /&gt;Gli anni Novanta del secolo scorso sono stati caratterizzati da un profondo rinnovamento legislativo, dal 1989, anno di emanazione della L. 183 in materia di difesa del suolo, l'amministrazione pubblica ha l'obbligo di assicurare la difesa del suolo, il risanamento delle acque, a fruizione e la gestione del patrimonio idrico per gli usi di razionale sviluppo economico e sociale, la tutela degli aspetti ambientali ad essi connessi, svolgendo ogni opportuna azione di carattere conoscitivo, di programmazione e pianificazione degli interventi, di loro esecuzione. Ne conseguirono la suddivisione del territorio nazionale in bacini idrografici di rango nazionale e di rango regionale, con relativo riparto di competenze e l&#8216;obbligo di formazione di appositi Piani di Bacino. La prevalenza dei Piani di Bacino su qualunque altro strumento della pianificazione di qualunque altro Ente che governa il territorio, &#232; una componente del nuovo approccio per affrontare la questione del rischio nella pianificazione urbanistica e territoriale.
&lt;br /&gt;Ci&#242; ha comportato varie innovazioni:
&lt;br /&gt;&lt;img src='http://www.urbanisticainformazioni.it/local/cache-vignettes/L9xH9/uldot-ebeb0.gif' alt='-' width='9' height='9' style='height:9px;width:9px;' /&gt; la interdisciplinariet&#224;, ossia il concorso di diversi saperi alla formazione dei piani urbanistici;
&lt;br /&gt;&lt;img src='http://www.urbanisticainformazioni.it/local/cache-vignettes/L9xH9/uldot-ebeb0.gif' alt='-' width='9' height='9' style='height:9px;width:9px;' /&gt; la collaborazione fra Enti competenti nel governo del territorio, che ha portato a metodi di co-pianificazione nella formazione dei piani;
&lt;br /&gt;&lt;img src='http://www.urbanisticainformazioni.it/local/cache-vignettes/L9xH9/uldot-ebeb0.gif' alt='-' width='9' height='9' style='height:9px;width:9px;' /&gt; l'integrazione delle attivit&#224; di valutazione ambientale nella pianificazione, che rispondono proprio a princ&#236;pi di cautela, di responsabilit&#224; e di prevenzione;
&lt;br /&gt;&lt;img src='http://www.urbanisticainformazioni.it/local/cache-vignettes/L9xH9/uldot-ebeb0.gif' alt='-' width='9' height='9' style='height:9px;width:9px;' /&gt; la ridefinizione di una filiera di strumenti, che dovrebbero definire le questioni ambientali che travalicano i confini amministrativi;
&lt;br /&gt;&lt;img src='http://www.urbanisticainformazioni.it/local/cache-vignettes/L9xH9/uldot-ebeb0.gif' alt='-' width='9' height='9' style='height:9px;width:9px;' /&gt; l'assoggettamento a regole di tutela dell'ambiente anche di politiche di settore, come quelle agricole, infrastrutturali, etc.;
&lt;br /&gt;&lt;img src='http://www.urbanisticainformazioni.it/local/cache-vignettes/L9xH9/uldot-ebeb0.gif' alt='-' width='9' height='9' style='height:9px;width:9px;' /&gt; il progressivo affermarsi del contenimento del consumo di suolo negli strumenti della pianificazione.
&lt;br /&gt;Sarebbe lungo l'elenco dei provvedimenti, leggi, atti e piani, riferiti alla difesa del suolo e alla prevenzione del rischio idraulico nonch&#233; al governo del territorio, nei quali tali innovazioni sono contenute, e non si fa fatica a trovarne effetti diretti di miglioramento degli strumenti della pianificazione territoriale regionale, provinciale e comunale, in ordine alla difesa dell'ambiente e alla prevenzione del rischio, ed effetti indiretti, che si vedranno nell'applicazione di quegli strumenti, che si sostanziano nella inedificabilit&#224; di suoli a rischio e nella individuazione di regole di prevenzione e di opere di messa in sicurezza idraulica. Misure specifiche per la difesa del suolo e la prevenzione del rischio idraulico sono contenute in apposita deliberazione del Consiglio regionale toscano, del 1994, che integra le norme urbanistiche regionali, e saranno pilastri delle riforme urbanistiche toscane della met&#224; degli anni Novanta (LR 5/1995) e della met&#224; degli anni Duemila (LR 1/2005), che hanno prodotto un totale rinnovamento della pianificazione, con due Piani territoriali regionali, due cicli di Piani territoriali provinciali, nuovi Piani strutturali comunali.
&lt;br /&gt;Anche nella legge urbanistica della Regione Liguria (n. 36/1997), restando nei territori colpiti dalle vicende recenti, si trovano i dispositivi e le innovazioni fin qui richiamati. Ma ci&#242; vale per molti altri contesti regionali. L'elenco si allungherebbe ulteriormente se facessimo riferimento alle leggi regionali di settore in materia di difesa del suolo. Si aggiungano piani che assoggettano specifiche porzioni territoriali a norme speciali, come per le riserve, i parchi, le aree protette, di norma improntati a salvaguardia dell'ambiente e del paesaggio.
&lt;br /&gt;Concludendo, aver assunto la difesa del suolo quale componente della pianificazione ha significato essersi fatti carico dell'interazione tra ambiente naturale e ambiente costruito o che si intende costruire, in termini di previsione evolutiva e per stabilire condizioni che garantiscano di mantenere e recuperare le risorse territoriali (e in tal senso prevenire dissesti idrogeologici).&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Domandiamoci ora qual &#232; lo stato del territorio. &lt;br /&gt;I nostri territori sono densamente popolati e costruiti, ma sono, soprattutto, scarsamente manutenuti.
&lt;br /&gt;Il sistema insediativo sul quale si abbattono gli eventi eccezionali, inondazioni o terremoti, si &#232; addensato in ambiti per i quali, nel trentennio della massiccia edificazione che ha caratterizzato la seconda met&#224; del Novecento, dei princ&#236;pi che abbiamo trattato non vi era alcuna applicazione.
&lt;br /&gt;Il territorio scarsamente antropizzato, per secoli dedicato all'utilizzo agricolo e alle continue opere manutentive che vi erano connesse, &#232; stato oggetto di abbandono in quegli stessi anni, e poi ripopolato secondo modalit&#224; abitative e produttive che solo recentemente sono tornate a farsi carico della cura tanto puntuale (opere agrarie minori, difesa dei sottoboschi, salvaguardia delle regimazioni idrauliche) e complessiva (relazioni fra ambiti collinari e vallivi, fra boschi e pianure, etc).
&lt;br /&gt;Non &#232; solo la diffusione insediativa il fenomeno da contrastare, ma anche pratiche che trasformano i suoli con effetti sulle interazioni fra le diverse risorse o di loro impoverimento, e soprattutto lo scarso investimento &#8211;pubblico e privato- sulla manutenzione territoriale.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;E allora possiamo tornare a quanto abbiamo detto in apertura, comprendendo meglio il collegamento tra eccezionalit&#224; dell'evento e stato del territorio.
&lt;br /&gt;Collegare urbanistica e sicurezza - come si sta oggi facendo - &#232; molto, ma potrebbe non bastare. Occorre investire nella messa in sicurezza laddove le condizioni di rischio siano tali da non poter pi&#249; operare in termini di prevenzione, e occorre investire in opere manutentive, a carico dell'intera societ&#224;, del pubblico che governa e del privato che utilizza i suoli.
&lt;br /&gt;Occorre un piano di sicurezza nazionale sul quale far convergere, come priorit&#224;, le scarse risorse pubbliche che sono rimaste nel nostro Paese.
&lt;br /&gt;Bisogna, infine, contrastare farraginosit&#224; e complessit&#224; dei sistemi decisionali che, nel nostro Paese, vedono un accavallarsi di compiti, competenze, piani e programmi, procedure, sempre pi&#249; frammentate tra soggetti plurimi, teoricamente autonomi e responsabili. Una frammentazione delle competenze che ha circoscritto le responsabilit&#224;, ma non ha fornito concreta possibilit&#224; per le singole componenti decisionali di svolgere adeguatamente il compito assegnato. Occorre, invece, una efficace azione congiunta e raccordata, coerente e coesa, che non pu&#242; ovviamente essere ricavata dalla mera sommatoria dei piani.
&lt;br /&gt;&#200; necessario:
&lt;br /&gt;&lt;img src='http://www.urbanisticainformazioni.it/local/cache-vignettes/L9xH9/uldot-ebeb0.gif' alt='-' width='9' height='9' style='height:9px;width:9px;' /&gt; ragionare in termini di programmazione unica, al di l&#224; degli interventi specifici di sistemazione idraulica, idrogeologica, idraulico-forestale di norma finanziabili sugli stanziamenti L. 183/89, di fatto assimilabili a interventi urgenti per il superamento di criticit&#224; in atto o di eventi calamitosi;
&lt;br /&gt;&lt;img src='http://www.urbanisticainformazioni.it/local/cache-vignettes/L9xH9/uldot-ebeb0.gif' alt='-' width='9' height='9' style='height:9px;width:9px;' /&gt; coordinare efficacemente, anche attraverso riordino e semplificazione, la pianificazione di settore e la pianificazione territoriale e urbanistica, le politiche e i programmi.
&lt;br /&gt;A ci&#242; dovremmo pensare anche quando parliamo di riordino degli assetti istituzionali nel nostro Paese. L'Inu &#232; intervenuto tempestivamente in merito, sottolineando come in Italia, crisi economica e crisi urbana, pur seguendo logiche talvolta contrapposte, si manifestano quale prodotto di uno stesso e pi&#249; generale declino e di un modello di sviluppo diventato sempre pi&#249; insostenibile; e come fosse necessario affidare l'obiettivo di contrastare questa dinamica recessiva ad una azione comune, per affrontare congiuntamente le criticit&#224; manifestate dal sistema economico e quelle relative al nostro modello insediativo. Per quanto riguarda l'assetto istituzionale, fondamentale per restituire competitivit&#224; al sistema Paese, la prospettiva &#232; quella di una sua organica riorganizzazione, modellandolo sulle dimensioni della metropolizzazione e dell'area vasta, sull'assetto reale, troppo spesso lontano dalle frammentazioni territoriali indotte dai confini amministrativi.
&lt;br /&gt;Tuttavia, questa consapevolezza non ci ha portato, e non ci porta, a suggerire, n&#233; a sostenere, la banalizzazione delle istituzioni e l'impoverimento dei rapporti fra queste e i territori.
&lt;br /&gt;Tuttavia, tutto quanto si pu&#242; ragionevolmente e con responsabilit&#224; argomentare non toglie agli eventi che hanno colpito i territori toscani e liguri, il carattere di calamit&#224; eccezionale, componente che l'uomo non potr&#224; mai annullare del tutto.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>1. Ripensare gli strumenti: piani e perimetri</title>
		<link>http://www.urbanisticainformazioni.it/Ripensare-gli-strumenti-piani-e.html</link>
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		<dc:date>2012-03-27T18:44:12Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Sbetti</dc:creator>


		<dc:subject>Aperture</dc:subject>
		<dc:subject>Nella lista delle rubriche</dc:subject>
		<dc:subject>Apertura</dc:subject>
		<dc:subject>Apertura solo testo in Home page</dc:subject>

		<description>Dal 2000, anno intorno al quale le pi&#249; importanti leggi regionali di riforma urbanistica sono state varate, molte cose sono cambiate sia nel contesto locale che globale e molti passi in avanti sono stati compiuti nella direzione di migliorare piani e politiche territoriali Oggi ci si deve misurare con la complessit&#224; dei cambiamenti che continuamente scompongono e ricompongono la realt&#224; socio economica e territoriale, processi che indicano la necessit&#224; di riconsiderare politiche e azioni nel (...)

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		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Dal 2000, anno intorno al quale le pi&#249; importanti leggi regionali di riforma urbanistica sono state varate, molte cose sono cambiate sia nel contesto locale che globale e molti passi in avanti sono stati compiuti nella direzione di migliorare piani e politiche territoriali
&lt;br /&gt;Oggi ci si deve misurare con la complessit&#224; dei cambiamenti che continuamente scompongono e ricompongono la realt&#224; socio economica e territoriale, processi che indicano la necessit&#224; di riconsiderare politiche e azioni nel quadro dei nuovi scenari che si vanno a delineare e tra questi in primo luogo:
&lt;br /&gt;&lt;img src='http://www.urbanisticainformazioni.it/local/cache-vignettes/L9xH9/uldot-ebeb0.gif' alt='-' width='9' height='9' style='height:9px;width:9px;' /&gt; l'allarme sui cambiamenti climatici ribadito anche alla recente conferenza di Durban 2011 dove &#232; stato possibile coinvolgere un numero crescente di Paesi e a sottoscrivere accordi per contrastarne l'evoluzione entro il 2020;
&lt;br /&gt;&lt;img src='http://www.urbanisticainformazioni.it/local/cache-vignettes/L9xH9/uldot-ebeb0.gif' alt='-' width='9' height='9' style='height:9px;width:9px;' /&gt; i processi di metropolitanizzazione; la continua crescita della citt&#224; diffusa che genera alti consumi di suolo, diseconomie di scala e una progressiva disarticolazione delle funzioni urbane;
&lt;br /&gt;&lt;img src='http://www.urbanisticainformazioni.it/local/cache-vignettes/L9xH9/uldot-ebeb0.gif' alt='-' width='9' height='9' style='height:9px;width:9px;' /&gt; la minore disponibilit&#224; di fondi per gli investimenti sia da parte pubblica che da parte privata.
&lt;br /&gt;Contemporaneamente da decenni si va affermando che il territorio &#232; una risorsa limitata, che la priorit&#224; &#232; il recupero e la riqualificazione urbana, e che servono nuovi strumenti in quanto quelli a disposizione sono stati pensati in un'altra epoca in un altro scenario: quello della crescita per diffusione. Da decenni per&#242; i processi urbanistici hanno fatto registrare il proseguimento indisturbato di quel modello che nonostante i costi, soprattutto infrastrutturali, risultava pi&#249; semplice, pi&#249; condiviso. Per contro nelle nostre citt&#224; (grandi o piccole che fossero) si sono moltiplicate aree e edifici dismessi senza che operatori pubblici o privati fossero capaci di tradurre i tanti progetti in opere.
&lt;br /&gt;Oggi, segnati dalla crisi, tutti siamo costretti a rivedere convinzioni, modelli operativi e a misurarci con nuove sostenibilit&#224; anche economiche. I processi di recupero e riqualificazione urbana non sono pi&#249; solo una opportunit&#224;, ma stanno diventando l'unica modalit&#224; possibile di intervento nelle citt&#224;.
&lt;br /&gt;Ai tradizionali vuoti urbani determinati dalle aree dismesse (industrie, scuole, ospedali, caserme, ecc.) si sommano nuovi spazi e nuovi edifici prodotti dal cosiddetto federalismo demaniale, incidendo in modo sostanziale sui valori dei beni e sulle reali potenzialit&#224; di valorizzazione di tali beni. Per lungo tempo infatti nel nostro paese, anche in ragione della bolla immobiliare, le aree dismesse sono state molto sopravalutate e i progetti di trasformazione caricati conseguentemente di volumi, fenomeno quest'ultimo che lungi dal premiarli spesso ha prodotto soluzioni non accolte sul mercato.
&lt;br /&gt;La fase che stiamo attraversando, pur nella crisi, sembra indicare una soluzione tutta orientata alla qualit&#224; urbana, alla densificazione senza che questo significhi sempre riempimento, all'aumento delle dotazioni urbanistiche e non ultimo alla infrastrutturazione delle reti per la mobilit&#224;.
&lt;br /&gt;La vera scommessa sembra essere quelli di operare con valorizzazioni minori, ma con una maggiore attenzione per la citt&#224; pubblica; una scommessa che coinvolge anche gli operatori privati i quali non a caso sono in prima linea nel sostegno agli interventi normativi e progettuali indirizzati alla rigenerazione urbana.
&lt;br /&gt;In altri termini significa superare la logica semplice del Piano Casa, che poco o nulla &#232; riuscita a produrre, per assumere l'ipotesi di riqualificazione urbana investendo i processi di dismissione, ma anche avviando nuovi processi di sostituzione nei confronti degli spazi e del patrimonio degradato dal punto di vista urbanistico, edilizio ed energetico.
&lt;br /&gt;La crisi agisce anche sul piano del governo amministrativo del territorio, e oggi tutte le riflessioni, i programmi e i progetti sono necessariamente obbligati a misurarsi con la dimensione globale dei fenomeni. La situazione del territorio &#232; talmente interessata dai processi, generati dall'intreccio degli scenari globali e locali che rinchiudersi entro i confini amministrativi comunali rende impossibile affrontare i problemi.
&lt;br /&gt;Sono passati vent'anni (come dice l'Assessore Ida Curti in questo numero) senza che le Citt&#224; Metropolitane abbiano visto la luce e, nonostante esperienze di cooperazione in alcuni settori, in questi anni &#232; mancata una sufficiente consapevolezza dell'importanza e della imprescindibilit&#224; di procedere lungo questa strada.
&lt;br /&gt;Oggi siamo di fronte alla necessit&#224; di lavorare contemporaneamente in una duplice direzione:
&lt;br /&gt;&lt;img src='http://www.urbanisticainformazioni.it/local/cache-vignettes/L9xH9/uldot-ebeb0.gif' alt='-' width='9' height='9' style='height:9px;width:9px;' /&gt; da un lato i fenomeni richiedono di affrontare temi concreti quali quelli della mobilit&#224;, della residenza sociale, dell'accessibilit&#224; ai servizi alle persone e alle imprese, del consumo di suolo, ad una scala vasta e a geografia variabile secondo le dimensioni dei temi;
&lt;br /&gt;&lt;img src='http://www.urbanisticainformazioni.it/local/cache-vignettes/L9xH9/uldot-ebeb0.gif' alt='-' width='9' height='9' style='height:9px;width:9px;' /&gt; dall'altra le soluzioni di architettura istituzionale in corso, dalle norme per l'attuazione del federalismo fiscale, alla definizione delle citt&#224; metropolitane, fino all'abolizione delle provincie, richiedono di dare risposte anche istituzionali e di misurarsi con i perimetri amministrativi.
&lt;br /&gt;Le condizioni legate alle dinamiche in atto ci pongono nella prospettiva di superare difficolt&#224; incontrate nella costruzione delle citt&#224; metropolitane attraverso una operazione puramente amministrativa, affrontando invece la necessit&#224; di sviluppo connessa con la competitivit&#224; dei sistemi urbani nell'ambito dell'Unione Europea.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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